Sulla teoria delle eclissi, di Mario Costantino

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Eclissi di Luna

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La vita e le eclissi

L’influsso degli astri avviene mediante l’irraggiamento luminoso del Sole e della Luna che per la loro luce bianca (la luce bianca contiene in sé lo spettro dei colori fondamentali) e pura (non commista) favoriscono la vita di per sé e pertanto indicano la vita e tutto ciò che è indispensabile alla vita. Secondo questa concezione, l’azione degli astri avviene mediante il moto e la luce. Nella percezione ed esperienza umana del mondo fisico i movimenti degli astri non vengono mai meno mentre può verificarsi il venir meno della luce. Da questo ne consegue che l’assenza di luce provoca un’alterazione, un venir meno e, in principio, l’assenza di luce indica un venir meno di quanto indicato dai luminari. Perché avvenga questo è sufficiente il venir meno della luce anche solo per pochi istanti perché l’irraggiamento luminoso è un “continuum”. In sostanza, il fenomeno dell’eclisse costituisce un’interruzione dell’irraggiamento luminoso del Sole e della Luna e dei suoi significati e  la sua importanza è anche dovuta al fatto che i luminari sono congiunti od opposti. Quando sono uniti, secondo la nostra visuale, sono l’uno nell’altro e creano un’unione fortissima. Sono, invece, sulla medesima linea retta quando sono opposti. Nel momento dell’oscuramento di Sole e Luna uno dei pianeti prende il dominio in luogo dei luminari, come e nello stesso modo che possiamo vedere nei temi individuali riguardo la ricerca dell’afeta dove, se i luminari non possono significare la vita, un pianeta la può significare se corrisponde a certe prerogative. Anche riguardo le eclissi possiamo fare un ragionamento analogo in quanto nel nostro mondo c’è sempre vita e ci sono sempre eventi. Se l’interruzione dell’irraggiamento luminoso equivalesse ad un’interruzione dell’influsso vitale degli astri, ci troveremmo in una circostanza paradossale. Ma questo non accade poiché si realizza una “sostituzione” di chi genera un influsso sulla vita e sugli eventi. Per questo motivo, quando si affronta l’esame di una eclisse per prima cosa si ricerca il pianeta che ha dei diritti prevalenti nella figura dell’eclisse (al posto dei luminari) e ne prende il dominio.

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Le sizigie eclittiche

La sizigia precedente (il novilunio o plenilunio precedente la nascita) è la matrice di ogni nascita che avviene in quel tempo che è racchiuso in una metà di ciclo sinodico della Luna, quindi, 15 giorni circa e quella metà mese. Il discorso che sta alla base di questo procedimento è che  la sizigia è la matrice delle nascite, conferisce un carattere di base e fornisce informazioni su “dati e cause fondamentali e precedenti”.

Nell’osservazione dei fenomeni generali (astrologia cattolica) le sizigie successive insegnano sul tempo. In generale, tutte le sizigie insegnano sul tempo che sarà [1]. Nella valutazione delle sizigie che aprono le stagioni, cioè, quelle che sono immediatamente precedenti l’ingresso del Sole all’equinozio o al solstizio, se la sizigia è un novilunio allora saranno più importanti tutti i noviluni che seguono, se è un plenilunio, saranno più importanti tutti i pleniluni che seguono. Il significato in sé della sizigia non determina la prevalenza di una sull’altra e non vi è una vera distinzione tra le due, la novilunica o la plenilunica, ma esse si distinguono perché il tempo le distingue, oppure sono distinte da un concetto religioso: come ad esempio gli ebrei che danno la preminenza al plenilunio fondando la pasqua sul plenilunio come prima sizigia dell’anno, ma anche i romani in cui la ricorrenza delle idi era un primo giorno di plenilunio e così via. Pertanto, non c’è una preminenza di una sull’altra perché indicano due caratteristiche del tempo in quanto il tempo è duplice.

Nell’ambito dell’astrologia genetliaca, ad esempio, si ritengono più felici quelle persone che nascono con una disposizione simile alla disposizione della sizigia dove il pianeta che dà il là alla nascita è il medesimo che domina la sizigia in quel tempo; inoltre, le nascite dei “grandi malati”, di chi nella vita è afflitto da infermità importanti o gravi patologie, sono precedute da sizigie corrispondenti. Il presupposto è che la sizigia rappresenta il tempo di prima e la matrice di tutti i tempi che nascono.

Le eclissi sono sempre delle sizigie e la sostanziale differenza tra la sizigia (novilunica o plenilunica) e l’eclisse (sizigia eclittica novilunica o plenilunica) è semplicemente la grandezza del fenomeno in sé.

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Riferimenti a Babilonia e alla tradizione sulle eclissi

Nei calendari babilonesi i mesi lunari sono posti in relazione con le quattro direzioni dello spazio e sono posti in relazione a triangoli, il primo, il quinto, il nono, e così via – che poi corrisponderà all’elaborazione in trigoni che osserviamo nell’ambito dell’astrologia ellenistica -. In questo sistema calendariale lunare, ogni mese l’opposizione può cadere il 13° o il 14° o il 15°giorno, a seconda della velocità della Luna.

Nella dottrina delle eclissi in Babilonia, l’ampiezza delle eclissi lunari veniva misurata in “ubanu”, che poi sono le dita, e questa misura in “digiti” è rimasta in uso fino al 1600. Era consuetudine misurare in “digiti” l’ampiezza dell’eclisse di cui si determinava la direzione segnando i pianeti visibili e le stelle poste allo zenith. Con il termine “adanu” veniva anche indicato il tempo che trascorre fra il fenomeno e l’evento che vi corrisponde. Questo stesso termine veniva usato per indicare le fasi ed il decorso della malattia.

Il computo babilonese delle ore del giorno e della notte prevedeva la divisione di queste ore in “3 vigilie” per il giorno ed in “3 vigilie” per la notte, quindi, una tripartizione del giorno ed una tripartizione della notte. Ogni vigilia, poi, a sua volta veniva suddivisa in un doppio “beru”, che aveva un significato analogo all’ora temporale, in modo da creare 6 ore temporali sopra l’orizzonte (nel giorno) e 6 ore temporali sotto (nella notte).

Al presentarsi di un’eclisse si determinava se era di Sole o di Luna e in quale vigilia appariva, del giorno o della notte. Ogni vigilia aveva un suo significato, per cui, ad esempio, a seconda che l’eclisse accadeva il mattino, il mezzogiorno o la sera, le vigilie delle tre parti del giorno, il significato mutava. Le eclissi che accadevano il mattino avevano il significato  di epidemie, quelle che avvenivano a mezzogiorno di una diminuzione o un danno economico, quelle che avvenivano la sera di malattia.

Fino dalle osservazioni babilonesi e nell’astrologia ellenistica, nella divisione del mondo in quattro parti si seguivano le direzioni dei venti e si osservava la direzione che il disco solare, o lunare, aveva al momento dell’eclisse e, quindi, quale parte del disco veniva occultata ed entrava nell’ombra per prima. In questa osservazione si procedeva con il dividere il disco del luminare in quattro parti. La parte del disco che “entrava” nell’ombra significava la regione in cui l’evento si sarebbe manifestato: se era a nordest o a nordovest o a sudest o a sudovest, contrassegnava differenti regioni geografiche e territori.

Questo procedimento veniva seguito in particolar modo rispetto al disco della Luna. Tale osservazione forma un capitolo dell’Almagesto (“la prosneosis”, l’inclinazione) e viene sempre trattata in tutti gli astronomi che compongono delle esposizioni teoriche o pratiche delle eclissi lunari fin verso il 1500-1600, poi decade e viene scemando, perché questo calcolo non ha altro scopo se non quello predittivo, infatti concerne anche i significati del vento che soffia durante l’eclisse, dei colori e altri aspetti. Ad esempio,  in una eclisse lunare, era noto che più la Luna è vicina all’eclittica meno ha latitudine e più il colore tende ad essere “fosco”;  più, invece, ha una certa larghezza e più il colore sarà verso il chiaro. Anche il diverso colore del fenomeno osservato, esprime una diversa qualità e sono diverse le considerazioni interpretative sulle conseguenze che avrà l’eclisse sul clima, sugli eventi sociali, sui popoli e così via, di determinati territori e regioni della terra.

Nella tradizione si dice che tutte le eclissi di Sole riguardano l’oriente, l’emisfero solare dove  il Sole sorge prima; mentre, tutte le eclissi di Luna riguardano l’occidente, l’emisfero lunare [2].

Si ritiene che, di norma, tutte le eclissi di Sole riguardano i regnanti, mentre le eclissi di Luna il popolo.

Specificatamente, le eclissi di Sole riguardano i mutamenti di regni e quello che accade al regnante. Questi accadimenti ai regnanti, ovviamente, possono, nei loro effetti, a volte in modo feroce, coinvolgere direttamente il popolo. Mentre, le eclissi di Luna riguardano principalmente il popolo e quello che avviene nel popolo senza che vi siano mutamenti che riguardano i regnanti.

Queste semplice distinzione è schematica ma ne teniamo conto, in una certa misura, perché astronomicamente sappiamo che le eclissi di Sole sono comunque più cospicue e, nell’eclisse totale di Sole, il Sole si oscura per davvero; mentre, la Luna, anche nell’eclisse totale di Luna non si eclissa ed oscura mai completamente ma rimane un poco visibile.

I puristi in letteratura greca distinguono tra “oscuramento” e “occultamento” e non sembrano riferirsi alle eclissi di Luna, per il principio fondamentale che  la scomparsa (l’occultamento) della luce indica eventi più cospicui che non l’adombrarsi (l’oscuramento) della luce.

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Visibilità delle eclissi

Un’eclisse di Luna è visibile in tutte le regioni terrestri in cui la Luna è sopra l’orizzonte. In generale, durante un’eclisse la Luna diventa rosso cupo ma non scompare mai completamente alla vista. Per questo motivo l’eclisse  di Luna colpisce ed impressiona maggiormente. Al contrario, il Sole, nella centralità dell’eclisse di Sole, scompare totalmente alla vista.

Per l’eclisse di Sole il discorso si fa più complesso, in quanto bisogna considerare e misurare gli angoli parallattici [3]. La linea di centralità di un’eclisse solare, grosso modo, ha una fascia di larghezza di 300 Km. La prima necessità è quella di conoscere precisamente questa fase di centralità in quanto è lì e non altrove che si compiono gli effetti dell’eclisse di Sole, effetti ritenuti importanti perché è la fase in cui il Sole scompare (si occulta) completamente.

Se facciamo l’esempio di un’eclissi di Sole totale, entro la fascia di 300 km il fenomeno è di eclissi totale, al di fuori di questa fascia non è più totale. Però, al di fuori di questa fascia, ci sono dei limiti: un limite nord e un limite sud in cui l’eclissi è visibile parzialmente e produce parte dei suoi effetti.

Questi limiti sono molto più ampi della fascia di 300 chilometri, potendo raggiungere l’ampiezza di un migliaio di chilometri e anche di più. Al di fuori di questi limiti l’eclisse non è assolutamente visibile e la luce del Sole non viene assolutamente tolta, neanche di una piccola frazione del disco solare e il fenomeno non produce i suoi effetti.

L’eclisse di Sole è un fenomeno molto più difficile da vedere e da calcolare, rispetto ad un’eclisse di Luna, in cui, dicevamo, viene coperta dall’ombra una fascia larga 300 km che viaggia ad una velocità sostenutissima. All’equatore, l’ombra di un’eclisse di Sole viaggia a 1700 km orari. Più si allontana dall’equatore più è rapida, fino a poter raggiungere la velocità di 3000 km all’ora [4].

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Durata delle eclissi secondo gli antichi

Un punto fondamentale nell’esame delle eclissi è la considerazione della durata, tenendo presente che :

– nelle eclissi di Luna la fase totale, dall’ingresso nell’ombra all’uscita dall’ombra, può durare al massimo 1 ora e 40 minuti;

– nelle eclissi di Luna la fase dall’ingresso in penombra all’uscita dalla penombra, può durare al massimo 3 ore e 40 minuti.

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Quando gli astrologi parlano di “durata” parlano dell’ingresso nella penombra fino all’uscita dalla penombra, quindi, quando Tolmeo [5] dice “la durata”, intende la durata la cui quantità massima è di 3 ore e 40 minuti.

– l’eclisse totale di Sole dura, dall’inizio della fase totale alla fine della fase totale, all’incirca 2 ore e mezza.

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Gli antichi consideravano per l’eclissi di Sole, in termini di durata del fenomeno, dall’inizio della fase totale alla fine della fase totale, i medesimi tempi che si usano ancora oggi in astronomia: all’incirca 2 ore e mezza.

Mentre, come osservazione degli antichi, le eclissi di Luna durano un massimo di circa 4 ore, quale misura che esprime il tempo dall’entrata nell’ombra all’uscita dall’ombra, comprendendovi la fase penombrale.

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Fasi, durata dell’eclissi e manifestazione degli effetti

Per gli astronomi di oggi nel determinare il tempo di inizio e fine della fase totale, viene distinta l’entrata nella penombra, l’entrata nell’ombra, l’uscita dall’ombra e l’uscita dalla penombra.

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Lo spazio di tempo che riguarda solo l’ingresso nell’ombra e l’uscita dall’ombra definisce il tempo dell’eclisse senza tener conto delle fasi intermedie. Per quanto interessa in questo argomento, i due limiti veramente importanti sono l’ingresso e l’uscita dall’ombra. Nel passato, e questo conferma la maggiore importanza che veniva data al momento dell’ingresso nell’ombra e, poi, all’uscita dall’ombra, tenendo conto dell’inclinazione della Luna, si divideva in quattro parti il disco lunare e si osservava sempre quale parte entrava per prima nell’ombra.

Nell’eclisse di Sole e di Luna si misurano tre momenti fondamentali [6]:

  • Inizio
  • Centralità
  • Fine

A questo proposito Tolomeo dice che gli effetti dell’eclisse di Luna durano tanti mesi quanto è la loro durata, mentre, delle eclissi di Sole, tanti anni quanto è la loro durata.

Cioè, tanti mesi quante sono le ore di durata, tanti anni quante sono le ore di durata. Pertanto, per la Luna e le eclissi lunari gli effetti non possono andare oltre i 4 mesi, perché il tempo massimo della loro durata sono circa 4 ore. Per il Sole e le eclissi solari sono all’incirca 2 anni e mezzo perché il tempo massimo della loro durata è di circa 2 ore e mezzo.

Però, poi Tolomeo dice “e a seconda dell’elongazione dell’eclisse dall’orizzonte orientale noi ci aspetteremo una corrispondente dilazione dell’evento”.

Tolomeo in questo punto fa l’esempio unicamente per la Luna, dicendo che: se l’eclissi lunare avviene all’oriente, i suoi effetti giungeranno subito; se avviene all’occidente, verranno differiti di circa quasi un anno; se avviene al meridiano, all’incirca dopo sei mesi. Riassumendo quanto detto, gli effetti di un’eclisse di Luna si manifestano, secondo Tolomeo:

Ad Oriente: subito;   al Meridiano: dopo sei mesi;   all’occidente: dopo dodici mesi.

Un esempio lo si ritrova in Placido Titi che, nel descrivere la vicenda che ha riguardato Masaniello [7] si riferisce ad un’eclisse di Luna avvenuta all’occidente all’incirca dodici mesi prima degli avvenimenti esposti.

Su questo discorso non c’è un commento che possa essere diverso, perché le parole di Tolomeo sono chiare, e Tolomeo dice queste cose unicamente per la Luna.

Alì Ibn Ridwan, il commentatore arabo, suggerisce di costruire tre figure per l’eclisse, la figura per l’inizio dell’eclisse, per la centralità e per la fine. Lo stesso Alì Ibn Ridwan dice, però, qualcosa di diverso e di più importante “sulla durata degli effetti delle eclissi” [8]. A questo riguardo ci si deve anche porre il problema di come considerare i tempi in cui l’evento deve verificarsi, se per ore temporali o in altro modo.

Se il meridiano divide l’emisfero sopra la terra, da oriente al mezzogiorno fino all’occidente, in due porzioni di 6 ore l’una, allora, le intersezioni intermedie sono ognuna di 3 ore.  In sostanza, Tolomeo prende in considerazione l’emisfero sopra la terra, a rappresentare un anno intero, lo divide in tre sezioni affinché ogni sezione rappresenti un quadrimestre, nel modo seguente:

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Il criterio d’indagine prevede che ogni sezione del grafico contrassegni uno dei quadrimestri e il tempo particolare in cui l’effetto deve giungere viene specificato da Tolomeo che dice: “sono poi le sizigie che si presenteranno nel corso del tempo che dimostreranno l’intensità o il rilascio degli effetti, quando, nelle medesime figure fra chi causa e chi è sofferente, vengono riproposte”.

Il senso è che, se noi abbiamo un’eclisse di Sole dove c’è un pianeta che testimonia e questo pianeta, in una futura sizigia, si presenterà in levata eliaca o si presenterà al culmine, o comunque, ad avere una posizione di grande testimonianza, allora, porta a manifestazione l’evento. Questo è quanto intende Tolomeo, quindi, dal luogo dell’eclisse noi abbiamo una possibilità di distinguere il tempo, la porzione di tempo in cui l’evento deve avvenire, ma non il momento esatto dall’elongazione oraria ma, grosso modo, poter distinguere se avviene piuttosto nel primo, nel secondo o nel terzo quadrimestre.

In relazione all’intensità ed al rilascio dell’eclisse, noi consideriamo quanto seguito dalla maggioranza degli autori che considera tutto l’arco diurno uguale ad un anno, sia per le eclissi lunari che per le eclissi solari. Quindi, sia in un’eclisse di Sole, sia, in un’eclisse di Luna, al tramonto, l’evento avverrà all’incirca un anno dopo l’eclissi.

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Quando e per quanto tempo l’eclisse produce i suoi  effetti

Indichiamo le cose che ci si deve aspettare dall’eclisse per quanto riguarda il “quando” se ne manifestano gli effetti  e per quanto tempo:

1) in primo luogo producono effetti le eclissi “visibili”, “non significano” le eclissi che si producono in un luogo ove non si possono vedere. Ovvero, l’eclisse di Sole “significa” là dove il Sole si oscura e l’eclisse di Luna “significa” là dove la Luna si adombra. Poi, però, non “significa” ovunque si veda, ma soltanto in alcuni luoghi ove si vede il fenomeno.

Pertanto, per sapere dove l’evento accadrà bisogna restringere l’esame ai luoghi in cui l’eclisse appare per davvero. In questi luoghi vi sono luoghi in cui l’evento accadrà.

Più in generale, l’eclisse significa qualche cosa ovunque, perché, ovunque vi è comunque il significato dell’asse nodale in prossimità del Sole e della Luna e, comunque, in ogni luogo della Terra vi è una sizigia dove i nodi sono prossimi ai luminari. La tradizione dice che il nodo sud (discendente) della Luna è freddo e secco, mentre il nodo nord (ascendente) della Luna è caldo e secco [9]. In particolare, il nodo discendente sarebbe corruttivo, mentre, il nodo ascendente tenderebbe ad aumentare quello che viene significato [10].

Di norma, tutte le sizigie eclittiche che avvengono vicino all’asse dei nodi sono delle sizigie che portano un possibile danno, comunque, intendendovi una possibile esasperazione o esacerbazione di un significato che poi è il significato loro, di quel tempo.

2) in secondo luogo ci si può aspettare l’evento secondo la triplicità in cui il fenomeno avviene (in cui l’eclisse avviene), perché, se il fenomeno avviene nella triplicità di fuoco[11] ed è visibile nel quadrante nordoccidentale dell’Europa, il fenomeno avverrà in questo quadrante dell’Europa. E, soprattutto, se è in Ariete piuttosto nelle regioni che sono familiari all’Ariete; se è il Leone piuttosto nelle regioni che sono familiari al Leone e così via.

Questo fondamentalmente è il criterio: in alcuni esempi del Placido [12], ad esempio, sono osservate una serie di eclissi avvenute nel segno del Leone, visibili in Italia e che hanno prodotto vari eventi avvenuti in Italia, nel rispetto dei criteri fondamentali della teoria delle eclissi.

3) in terzo luogo e riguardo al tempo, si deve osservare il tempo dell’oscuramento, calcolato in ore equinoziali (e non in ore temporali), quindi, è come dire in “ora d’orologio”.

Di norma, il tempo di oscuramento indicato in ore equinoziali indica la durata dell’evento, per cui, se l’oscuramento è di 2 ore e mezzo, allora significherà:

– per le eclissi di Sole: se l’oscuramento, la scomparsa totale del Sole, è di 2 ore e mezzo, allora, significa una durata di 2 anni e mezzo, perché tante sono le ore tanti sono gli anni di durata degli effetti;

– per le eclissi di Luna: 2 mesi e mezzo, perché tante sono le ore tanti sono i mesi di durata degli effetti.

Si vuole con questo significare che:

– in presenza di eclissi di Sole, se il fenomeno riguarda una perdita di raccolti, una carestia, e così via, la durata dell’evento in sé e nelle ripercussioni più manifeste dura tanti anni quante sono le ore di oscuramento del Sole;

– in presenza di un’eclisse di Luna la durata dell’evento in sé dura tanti mesi quante sono le ore di oscuramento.

4) in quarto luogo per sapere “quando avverrà” l’evento significato, perché gli effetti dell’eclisse si producono dopo un certo tempo dall’eclisse, occorre osservare se l’eclisse avviene presso il sorgere, presso il culminare o presso il tramonto.

Tolomeo dà a tutto l’arco che sta tra il sorgere ed il tramonto l’ampiezza di un anno, quindi, gli eventi si produrranno

presto se l’eclisse è al sorgere e tardi se è al tramonto. Per cui, se l’eclisse avviene al tramonto, l’evento dovrebbe prodursi circa un anno dopo l’eclissi e dovrebbe prodursi anche per breve tempo. E’ il caso in cui, ad esempio, se l’osservazione concerne un’eclisse che, nella sua fase di centralità e nel luogo in cui la osserviamo, la Luna entra nell’ombra e subito tramonta nella figura, questo indica che i tempi della durata e degli effetti indicati non possono svilupparsi interamente ed esprimersi pienamente.

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Modi e quantità delle eclissi

L’eclissi solare si verifica tutte le volte che la Luna si interpone tra la Terra e il Sole, impedendo completamente o parzialmente la vista di quest’ultimo. Questo fenomeno, si realizza in fase di novilunio, ovvero quando la Luna viene a trovarsi tra la Terra e il Sole. Questo però non avviene sempre perché il piano su cui si svolge l’orbita lunare è inclinato di oltre 5° gradi rispetto al piano dell’orbita terrestre; questo particolare limita la frequenza delle eclissi, perché l’allineamento deve avvenire non su una retta qualsiasi, ma sulla retta in comune fra i due piani, che viene detta linea dei nodi.

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Oltre l’eclissi solare esistono altri due tipi di eclissi: l’eclissi lunare e l’eclissi anulare

L’eclissi lunare si verifica quando la Terra si interpone fra la Luna e il Sole, intercettando così i raggi di quest’ultimo diretti verso la Luna. Ciò avviene nella fase di plenilunio e solo quando si crea l’allineamento sulla retta comune fra i due piani, detta linea dei nodi.

Le eclissi anulari avvengono quando la Luna si trova in condizione di apogeo, durante un novilunio. Le sue dimensioni non riescono a “coprire” completamente il disco abbagliante del Sole, di cui resta, quindi, attorno al disco centrale scuro della Luna, un residuo periferico a forma di anello luminoso.

In via generale:

– le eclissi di Luna possono esserci solo al plenilunio, quando Sole e Luna sono opposti;

– le eclissi di Sole possono esserci solo al novilunio, quando Sole e Luna sono uniti;

– ogni anno si producono almeno 2 eclissi di Sole e mai più di 5, quindi, il loro numero va da 2 a 5;

– nel corso di un anno non ci sono più di 3 eclissi di Luna;

– complessivamente, in un anno, il numero massimo, tra eclissi solari e lunari, è di 7 eclissi;

– le eclissi tendono a coppia, nella sequenza Sole-Luna o, piuttosto, a triade: Sole-Luna-Sole; questo comporta che ad un’eclisse di Sole non segue mai un’altra eclissi di Sole, ma vi è sempre un’alternanza;

– un’eclisse di Luna è sempre preceduta da un’eclisse di Sole, ovviamente nell’arco di 14-15 giorni;

– i modelli delle eclissi tendono a riprodursi all’incirca ogni 18 e una frazione di anno.

Perché si tratti di eclissi, totali o parziali che siano, devono esserci determinate condizioni astronomiche:

l’eclisse totale di Luna si verifica quando la distanza dal nodo è minore di 12°15; se la distanza dal nodo è minore di 9°30 vi è senz’altro un’eclisse di Luna; nell’eclisse di Luna la latitudine della Luna è 0° o comunque molto bassa;

l’eclisse di Sole si produce senz’altro se la distanza dal nodo è inferiore a 15°30; nell’eclisse di Sole la latitudine della Luna è 0°, uguale alla latitudine del Sole, che definisce l’orbita eclittica e ha sempre latitudine 0°.

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Considerazioni

Da quanto fin qui detto, vediamo che le eclissi producono effetti se non là dove appaiono ed in alcuni dei luoghi in cui appaiono. Ci si deve aspettare che l’evento si manifesti nelle regioni della triplicità e dei dodecatemori in cui avviene il fenomeno (l’eclisse). La durata degli effetti dell’eclisse è dipendente dal tempo di oscuramento nella centralità dell’eclisse, secondo il criterio di tante ore equinoziali e tanti mesi, per le eclissi lunari, e tanti anni, per le eclissi solari. Pertanto, l’eclisse che significa il tempo maggiore è l’eclisse di Sole in cui tante ore di oscuramento sono tanti anni. In relazione all’intensità ed al rilascio dell’eclisse, per quanto concerne la durata degli effetti, si deve considerare tutto l’arco diurno uguale ad un anno, sia per le eclissi lunari che per le eclissi solari. Quindi, sia in un’eclisse di Sole, sia, in un’eclisse di Luna, al tramonto, l’evento si manifesta e comincia a produrre i suoi effetti all’incirca un anno dopo l’eclissi. Analogamente, in occasione di un’eclisse di Sole, quando il fenomeno si verifica al tramonto, la dilazione massima che c’è da aspettarsi può essere di circa 3 anni.

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Note

[1] Da questo punto di vista si aprono delle questioni interessanti e anche gravose. Ad esempio, siccome il primo giudizio che noi leggiamo nella sizigia è il giudizio che diamo sullo “stato dell’aria”, da questo come passiamo ai comportamenti degli uomini, alle natività, e così via? Eppure è la catena che viene riconosciuta, ancora nel 1400- 1500-1600, in cui leggiamo gli astrologi che partono dalle congetture sullo stato dell’aria per poi giungere alle interpretazioni degli eventi e del comportamento dell’uomo.

[2] Questa distinzione è tanto radicata che Giovanni Lido, un funzionario statale dell’epoca di Giustiniano, ritiene che le eclissi di Sole riguardano più specificamente l’Asia e quelle di Luna l’Europa, il che fornisce un’idea di quanto fosse radicata tale distinzione.

[3] L’angolo formato dai due assi visuali, avente per vertice il punto osservato è detto angolo parallattico o parallasse angolare. La distanza tra i due punti di osservazione è detta base parallattica. L’angolo compreso tra due visuali è detto angolo parallatticoo parallasse.

[4] L’Abate Moreau, in un libretto in lingua francese, descrive l’eclisse totale di Sole del 1912, che fu molto cospicua, fu visibile in tutta l’Europa e riguardò il settore nordoccidentale, quadrante dei segni di fuoco: Ariete, Leone, Sagittario. Padre Moreau ha osservato, dalla Bretagna, la famosa eclisse che precedeva la prima guerra mondiale e vi descrive quest’ombra che arrivava dall’Inghilterra, attraversava il Canale della Manica, a costituire un fenomeno impressionante: una fascia larga 300 km che viaggia alla velocità di 3000 km all’ora.

[5] Tolomeo, nel quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo e nono capitolo del libro secondo del Quadripartito, tratta dell’esame delle eclissi e dei suoi effetti.

[6] Alì Ibn Ridwan, il commentatore arabo, da una parte suggerisce di costruire tre figure per l’eclisse, la figura per l’inizio dell’eclisse, per la centralità e per la fine, confermando l’impianto sull’osservazione delle eclissi che troviamo in Tolomeo, mentre dice qualcosa di diverso e di più importante “sulla durata degli effetti delle eclissi”.

[7] E’ la vicenda di Masaniello descritta nel testo di Placido Titi “I giorni critici e indicativi sulla violenta sollevazione del popolo napoletano nell’anno 1647” contenuto nella sua opera “De diebus Decretoriis”.

[8] Il commentatore arabo dice così: “come per la Luna tutto il tempo viene preso in mesi, per il Sole lo prendiamo in anni. E quindi, le ore di elongazione del Sole dall’orizzonte orientale valgono anni”.

Ma allora; da questo punto di vista, un’eclisse di Sole che avviene all’occidente, i suoi effetti dovrebbero avvenire 12 anni dopo, e in questo c’è qualcosa di assurdo, perché è vero che di eclissi di Sole ce ne sono mediamente 2 all’anno (minimo 2, massimo 5 all’anno), per cui vuol dire che in 12 anni ne sono arrivate nel frattempo un minimo di 24-30 eclissi. Però, è anche vero che di tutte queste eclissi che sono arrivate  non tutte saranno visibili in quel luogo, e non tutte saranno poi “totali”, ma saranno diverse (o anulari, o poco visibili, e così via). Però, è anche possibile che si accavallino 2 eclissi di Sole visibili nel medesimo luogo ad un biennio di distanza o anche meno, perché la meccanica dell’eclisse di Sole è interessante. Se Tolomeo avesse voluto dire che per il Sole valgono i 12 anni, avrebbe dovuto forse farlo intendere in qualche modo. D’altra parte, tutti quelli che si oppongono al commentatore arabo dicono: il ciclo diurno imita il ciclo annuo, e quindi, l’elongazione è da considerare in quanto moto diurno in sé, e non perché questo moto diurno trasporta il corpo del Sole o trasporta il corpo della Luna. e’ giusto che se l’eclisse sia di Luna valgano i mesi, per le ore di durata, se è di Sole valgano gli anni, ma per il moto diurno, vi è un solo concetto.

[9] Non caldo-umido, come ritenuto da alcuni, perché nei nodi nessuno ha mai visto un bene, ma sempre hanno temuto un male.

[10] Da questo concetto sono nate le questioni che quando il nodo discendente è insieme ai malefici toglie la maleficità, e gliela toglie per compensazione, per cui crea un evento positivo perché la sua prima caratteristica è quella di “togliere”.

[11] Il riferimento è alla ripartizione delle triplicità che vengono associate ai quadranti della Terra e descritta da Tolomeo nel terzo capitolo del libro secondo del Quadripartito.

[12] E’ il testo di Placido Titi “I giorni critici e indicativi sulla violenta sollevazione del popolo napoletano nell’anno 1647” contenuto nella sua opera “De diebus Decretoriis”. Le  descrizioni del Placido sono riportate nell’articolo “Le  alterne fortune di un principe del popolo, la vicenda di Masaniello”, visibile nel sito.