Qualità prime, elementi ed umori, di Mario Costantino

Michelangelo – Genesi del Sole e della Luna

 

La trattazione riguarda i principi riferiti alle “qualità prime” e  alla “teoria degli elementi”. Nel mondo antico tutte le cose venivano scomposte nei loro elementi  costitutivi (fuoco, aria, terra, acqua) e si osservava poi l’andamento dinamico delle trasformazioni delle qualità prime. Tali principi erano applicati in medicina ed anche nelle tecniche di previsione astrologica di cui costituivano un fondamento. Un sapiente e capillare lavoro di applicazione e sfruttamento dei principi della teoria degli elementi e della dottrina degli umori  permetteva all’uomo antico di poter prevedere, dalle configurazioni del cielo, tutta una serie di ulteriori informazioni: dallo stato del tempo alle calamità naturali, dall’esame dello stato di salute del singolo all’andamento epidemiologico generale, dai mutamenti politici all’andamento dei mercati, dagli eventi significativi nella vita dei singoli alle principali vicende dei popoli.   

Nella concezione degli antichi  tutto quanto rientrava nel campo di una  percezione sensibile (consentita dai nostri sensi fisici) poteva essere interpretato dall’osservazione delle “luci in cielo”. L’astronomia arcaica riusciva a cogliere una dimensione propriamente matematica dei più vari fenomeni da cui non poteva essere disgiunta una connessione stretta con la vita degli esseri viventi.

I corpi luminosi che si osservano in cielo sono da una parte gli astri erranti, i pianeti, il Sole e la Luna, e da una parte gli astri inerranti, le costellazioni (o immagini stellate), che sono gruppi di stelle aventi  una particolare natura codificata e tramandata nel corso di millenni. All’interno di questa realtà, quanto riguarda gli esseri viventi è  connesso a fenomeni che sono espressi, osservabili, oltreché misurabili, nel cielo omniabbracciante (la volta celeste ideale, il cielo che abbraccia e che contiene tutti gli esseri intelligibili).

Principi generatori sono il Sole, che produce il calore origine di tutte le cose, e la Luna, che genera l’umidità primigenia presente nel mondo sublunare. Le fasi che si generano nel movimento del Sole e della Luna, con la partecipazione delle qualità espresse da tutti i pianeti, dalle stelle e da tutte le altre nuove luci che appaiono in cielo (comete, sciami meteorici, bolidi, nove), generano tutte le variazioni di calore, umido, freddo e secco, che producono la mutazione dello stato del tempo, il succedersi delle stagioni all’interno dell’anno, le diverse costituzioni degli esseri umani e degli altri esseri viventi del mondo animale, vegetale e minerale. In un senso più generale, le variazioni di queste qualità prime, nel mondo sublunare (sulla terra), producono la generazione e i mutamenti delle cose che sono in natura.

La luce dei corpi celesti, le variazioni di questa loro luce e i vari modi in cui i corpi celesti si configurano, rappresenta il legame tra il mondo celeste e quello terreno, tra il piano della forma e quello della materia.

Tutto quanto fa parte del mondo corporeo, secondo la fisica aristotelica,  è composto da diverse combinazioni di quattro qualità prime, il calore, il freddo, l’umidità e la secchezza.

Di queste qualità prime, la coppia caldo-freddo richiede poca materia ed ha una caratteristica detta attiva, ovvero agisce sui corpi dotati di materia. La seconda coppia, umido-secco, è composta di molta materia ed ha una caratteristica detta passiva, ovvero subisce l’effetto del caldo e del freddo. L’azione del caldo unisce solo cose della medesima natura, mentre il freddo tiene unite cose di natura uguale ed anche contraria. Umido è ciò che non è limitato esteriormente da limiti propri e che quindi è facile a limitarsi, secco è invece ciò che ha  limiti propri ben definiti e che è difficile a limitarsi.

Ogni qualità prima è presente nella materia sotto forma di combinazione con un’altra qualità prima. Gli elementi, ovvero le combinazioni possibili fra qualità prime, sono solo quattro in quanto le coppie contrarie caldo-freddo e secco-umido non possono coesistere:

L’azione della luce sulla materia primordiale, nelle sue gradazioni ritenute fondamentali, genera gli elementi. Pertanto, la quantità di luce è massima nel fuoco, è un poco più ridotta nell’aria, diminuisce ulteriormente nell’acqua, fino quasi a venire meno nella terra. Gli elementi, per loro natura materiale, sono privi di calore e di luce che provengono unicamente dalle sfere celesti: il Sole, fonte prima di luce, illumina e riscalda in primo luogo la Luna e poi tutti gli altri pianeti che, secondo i loro moti e le loro configurazioni, suscitano nella materia sublunare i miscugli delle qualità prime e le trasformazioni degli elementi, attraverso la loro azione calorifica. Tutto il mondo corporeo è quindi il risultato della presenza di luce solare nella materia. L’azione della luce passa attraverso la materia più semplice dei quattro elementi per arrivare a quella più complessa dei corpi minerali, vegetali ed animali, in una varietà infinita di combinazioni1.

Ogni cosa esistente nel mondo della generazione e corruzione proviene dai quattro elementi, quando sono mescolati l’un l’altro in quantità e proporzioni disuguali. Il rapporto di mistura dei corpi organici è il temperamento o crasi. Pari o bilanciato è il corpo in cui gli elementi sono presenti in uguale proporzione. Gli Arabi, ad esempio, ritenevano che di tutte le pietre, di tutti i minerali, di tutti i “semplici”, la perla è bilanciata perché tiene il posto mediano fra il caldo, il freddo, l’umido e il secco. Nella tradizione sappiamo che alla perla venivano attribuite delle proprietà magiche e da essa si traevano dei preparati proprio in riferimento a questa sua composizione bilanciata.

Dal predominio di una qualità sulle altre si originano nove temperamenti di cui uno è bilanciato e otto non lo sono: di questi, quattro sono semplici e quattro sono composti. Infine, dei fattori esterni influiscono sul temperamento del singolo, che sono la terra in cui l’uomo nasce, il sesso, le abitudini e l’età. La terra, il sesso e l’età sono naturalmente definibili, le abitudini no.

Il sesso maschile è ritenuto generalmente piuttosto tendente al caldo e al secco; il sesso femminile piuttosto tendente al freddo e all’umido.

Per quanto riguarda l’età, vi è un’analogia con le stagioni dell’anno. Il bambino quando nasce ha una natura in cui vi è molto caldo e umido, man mano che si approssima all’età adulta l’umidità viene meno, ed il temperamento tende al caldo e al secco. In questo ritroviamo la corrispondenza con le qualità insite nella primavera e nell’estate. Mano a mano che l’essere umano si approssima alla vecchiaia il temperamento tende al secco e al freddo. Anche in questo la corrispondenza è con le qualità delle stagioni autunnale e invernale.

Una conoscenza dello stato del corpo ai fini di una previsione veniva definita in termini di filosofia di natura secondo una visione che ritroviamo in tutti i popoli indoeuropei, che ne vengono a conoscenza per il tramite della cultura greca, che non era ignota ai Persiani ed agli Indiani e che troviamo, sotto diverse varianti, anche in altre culture. Questa concezione diviene nostro patrimonio culturale, e lo rimane fino al diciannovesimo secolo, con la formazione di un “corpus dottrinario” della medicina ippocratica. In questo ambito si distinguono i temperamenti umani a seconda dei quattro umori principali. I temperamenti nascono dal prevalere di un umore nel bilanciamento del corpo umano, e prendono il nome di temperamento sanguigno, in cui prevale il caldo e l’umido; collerico, in cui prevale il caldo ed il secco; melancolico, in cui prevale il freddo ed il secco; flemmatico (o flegmatico), in cui prevale il freddo e l’umido:

un eccesso o una mancanza di uno dei quattro umori genera la malattia. Tali squilibri dipendono direttamente dall’ambiente nel quale l’uomo vive che muta continuamente la propria qualità secondo il ciclo di illuminazione solare nell’arco dell’anno:

I quattro elementi sono così in diretta relazione con le stagioni e con gli umori corporei, come con tutto ciò che vive nel mondo sublunare.

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luoghi degli elementiluoghi delle qualità
TERRA

Saturno

quadrante autunnale dello zodiaco e

nel giorno dal tramonto alla mezzanotte

SECCHEZZA

Saturno, Marte

dal solstizio estivo all’invernale e

nel giorno dal culmine superiore al culmine inferiore

ACQUA

Venere

quadrante invernale dello zodiaco e

nel giorno  dal culmine  inferiore al sorgere

FREDDO

Saturno, Venere

dall’equinozio autunnale al vernale e

nel giorno dal tramonto al sorgere

ARIA

Giove

quadrante primaverile dello zodiaco e

nel giorno da sorgere al culmine superiore

UMIDITA’

Giove, Venere

dal solstizio invernale a quello estivo e

dal culmine inferiore al culmine superiore

FUOCO

Marte

quadrante estivo dello zodiaco e

nel giorno dal culmine superiore al tramonto

CALORE

Giove, Marte

dall’equinozio vernale all’autunnale

nel giorno dal sorgere al tramonto

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Rispetto alla loro natura, tutte le stelle che:

– aumentano la loro luce sono orientali –  inumidiscono

– diminuiscono la loro luce sono occidentali – disseccano

– sono nella loro pienezza luminosa  –  riscaldano

– sono private della loro emanazione luminosa – raffreddano

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Cause prime della mistione delle qualità

Noviluni e pleniluni, il circuito del Sole e della Luna nello zodiaco e nel moto orario agitano la regione degli elementi suscitando nuove generazioni sia dei corpi semplici, sia dei corpi misti, sia dei minerali, dei vegetali, degli animali senzienti.

Quanto alla specie di queste generazioni, essa è determinata dalle altre stelle. Per altre stelle si intende ogni corpo celeste luminoso oltre al Sole e alla Luna, quindi non soltanto i pianeti ma anche le stelle fisse, le comete, ogni nuovo fenomeno luminoso.

Tutti agiscono secondo la qualità specifica del loro colore luminoso, che è riducibile alla gamma cromatica dei pianeti visibili.

Gli elementi sono la parte più semplice di un corpo composto, semplice in quanto la loro sostanza è omogenea e le sue parti sono simili. E’ questo il caso del fuoco, dell’aria, dell’acqua e della terra. In questa accezione, anche le pietre e i minerali appaiono semplici. Gli elementi possono dividersi in tre specie:

  • prossimi,  le particelle elementari;
  • mediani, i quattro umori;
  • remoti, i primi elementi.

I primi elementi  sono definiti come caldo, freddo, umido e secco, ma in questi attributi non sono significate le qualità stesse, ma le sostanze nelle quali queste qualità sono espresse al grado più alto.

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Manoscritto – Uomo anatomico

Umori

Gli umori sono gli elementi mediani o secondari. Tutti i corpi animati e sanguigni sono stati creati dai quattro umori: sangue, flegma, bile gialla e bile nera. Sono detti mediani perché provengono dagli elementi primi (gli Arabi li chiamano “figli degli elementi”) e informano gli organi e i tessuti del corpo. Ogni umore è quindi connesso ad un elemento e ad un organo:

La tabella fa parte della tradizione ippocratica tarda nella quale agli elementi corrisponde un umore, a questo una virtù, una sua sede e un suo deflusso (ovvero il luogo dello spurgo dell’umore).

Ad esempio, all’aria è connesso il sangue per la sua virtù caldo-umida; il sangue ha la sua sede nel cuore ed il suo deflusso nel naso.

Le età sono quelle contenute nella tradizione e stanno ad indicare che ai 14 anni comincia  ad essere forte la qualità caldo-umida del corpo, ai 28 anni la qualità caldo-secca, ai 42 anni la qualità freddo-secca e così via. Il fegato, la milza, il cuore ed il cervello hanno un ruolo privilegiato in quanto ritenute le sedi principali dei quattro umori.

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Genesi degli umori

Di grande interesse è il ragionamento che sta alla base della genesi degli umori. Quando giunge al fegato la parte più sottile del cibo e la più liquida, il chilo,  il calore naturale la trasforma, mediante fermentazione, nei quattro umori. In questo processo di riscaldamento la parte fredda e umida viene convertita nella natura del flegma (che è come un sangue non ancora maturato perché la componente di calore è scarsa), la parte calda e umida viene convertita in sangue (ritenuta la parte temperata per eccellenza) e nel progressivo aumento di calore si producono la bile gialla e la bile nera. Si tratta di un processo irreversibile in quanto il flegma diviene sangue per la maturazione che viene consentita per decozione (dal termine decoctio = maturazione), poi dal sangue si produce la bile gialla quando il calore è aumentato al punto da essiccare l’umore e renderlo sottile. Infine aumentando ancora il calore la bile da gialla diventa nera per infiammazione.

Si può porre un’analogia con le varie componenti del mosto del vino, in cui distinguiamo la spuma che affiora, una sostanza terrosa che precipita al fondo e una parte acquosa. Dalla fermentazione di queste varie parti, una volta evaporatasi la parte più acquosa, si produce il vino. Chiameremo flegma del vino il mosto non fermentato, la sua melancolia o bile nera la sostanza terrosa ed indigesta, mentre il suo sangue è l’umore acquoso e depurato che sempre permane nel vino. Ma il vino stesso è l’umore più caldo e si comporta come la bile gialla[2].

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Umori naturali ed innaturali

sangueè prodotto nel fegato dal succo del cibo digerito ed ha sapore dolce. Se nel fegato vi è un alto grado di calore e secchezza il sangue si ispessisce e diventa torbido. Se predomina umidità e freddezza, il sangue è tenue e acquoso. Inoltre, se nel fegato c’é un freddo eccessivo il colore del sangue tende al bianco, ma quando la bile gialla è mescolata al sangue assume il  colore rosso puro.

flegma è prodotto nel fegato. E’ un umore non maturo (humor semicoctus) e dà un calore inadeguato in quanto generato da una natura umida e fredda. Per sua natura è umore freddo, umido e insipido e quando concorre un intenso calore naturale si converte in sangue.

Al suo stato naturale è freddo ed umido, ha colore bianco, sostanza fluida, sapore pressoché insipido. E’ generato nel fegato. E’ necessariamente presente nel sangue, il cui fervore tempera il suo freddo. Per la sua umidità è utile alla connessione delle parti del corpo e tempera l’umore sanguigno prima che esso raggiunga e nutra tessuti di temperamento linfatico.

Stati innaturali. Sono di quattro specie a seconda della commistione con gli altri umori. Il flegma commisto alla bile nera, phlegma  acetosum, diventa acido e di natura fredda-secca; commisto alla bile gialla diventa phlegma salsum, caldo-secco; quando partecipa della natura del sangue, considerato l’umore temperato, diviene phlegma dulce. Tra gli stati innaturali vi è il phlegma vitreum che è un umore denso, molto freddo, umido e grosso e che non può mutarsi in sangue. Per le loro caratteristiche risultano particolarmente patogeni il salsum e il vitreum.

bile giallanella sua forma naturale rappresenta la spuma del sangue. Una volta formatasi nel fegato o circola con il sangue o passa nella cistifellea. La parte circolante consente al sangue di nutrire certi tessuti ed organi, assottiglia il sangue in modo che esso circoli nei canali più minuti del corpo. La parte che è nella cistifellea ha la funzione di eliminare i residui del cibo, stimola i muscoli intestinali. Riscalda pertanto stomaco e intestino, giacché le sue maggiori funzioni sono: a) depurare l’intestino dal flegma,   b) aiutare lo stomaco a digerire il cibo.

Stati innaturali. Sono di quattro specie: la cholera citrina, che nasce dalla commistione con il flegma e più delle altre è calda e nociva; cholera vitellina, in quanto ha il colore del tuorlo d’uovo e nasce dalla commistione con il flegma più spesso. Entrambe queste specie nascono dal fegato; la cholera porrina seu prasina è generata nello stomaco, ha il colore del porro e si produce per la combustione della cholera vitellina; la cholera aeruginosa è generata nello stomaco, è assolutamente priva di umidità ed è estremamente tossica. Ha il colore del verderame e si produce per la combustione della cholera porrina.

bile neranella sua forma naturale è il sedimento del sangue. Essa è detta umor nero (melaina chole). Viene prodotta nel fegato e si divide in due parti: l’una entra nel sangue e l’altra nella milza. La prima contribuisce al nutrimento delle parti più dure del corpo, quali le ossa e le cartilagini, e dà densità e consistenza al sangue; l’altra, che passa alla milza, non è più necessaria al sangue. Depura il corpo, il suo sapore amaro irrita la bocca dello stomaco e stimola la sensazione della fame.

Stato innaturale della bile nera è detto bile nera in senso stretto che ha sapore acido ed è caldo e mordace. Un altro stato nasce dalla combustione della bile gialla, è acidissima e nutre le malattie più maligne come il cancro, l’elefantiasi, i tumori.

La medicina di quei tempi, sulla base delle informazioni tratte dal temperamento affrontava la diagnosi e la cura delle malattie in un modo che noi oggi dovremmo definire al contempo omeopatico ed allopatico. Una volta compreso il  deficit o l’eccesso di un determinato umore, la cura prevedeva, a seconda dei casi, una terapia di sostegno del farmaco allopatico e/o di conforto del rimedio omeopatico. Con i vantaggi derivanti dal progresso tecnologico attuale risulta tuttavia valida ed estremamente utile questa visione unitaria dei vari sistemi ed apparati dell’organismo umano. Vi era inoltre la distinzione dei fenomeni patologici in “affezioni calde”, che comprendevano i  fenomeni infiammatori  provocati da un eccesso di calore nel corpo o in un determinato organo (che determinano l’accrescimento e la tumescenza o ingrossamento della parte), e in “affezioni fredde”, comprendenti tutti i fenomeni di carattere ostruttivo, provocati da un eccesso di umore freddo nel corpo o nell’organo: ciò facilitava il medico nella diagnosi e nella scelta della cura più appropriata. La terapia veniva fornita considerata la particolare costituzione del temperamento e “l’umore naturale” che veniva riferito ad ogni organo. Poi, dal temperamento di base si teneva conto della predisposizione a determinate patologie. Ad esempio,  una maggior propensione a processi ostruttivi o di perdita di elasticità, o alla formazione di residui solidi (formazione di calcoli), oppure a fenomeni accrescitivi di infiammazione ed ingrossamento (tumescenze, ematomi, edemi).

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Rapporto tra gli umori

I quattro umori rappresentano diversi gradi del processo di decozione: assimilazione – maturazione. Si tratta di un processo irreversibile giacché il cibo assimilato non può tornare allo stato grezzo originario.

Il flegma si trasforma in sangue, grazie all’azione del calore naturale, ma il sangue non può mutarsi in flegma.

Il sangue si trasforma in bile gialla quando un forte calore l’assottiglia, ma la bile gialla non può mutarsi né in sangue né in flegma.

La bile gialla si trasforma in bile nera quando un forte calore, bruciandola, la dissecca, ma la bile nera non può mutarsi né in gialla, né in sangue, né in flegma.

Quando un dato umore predomina sul corpo nel suo complesso o in un organo del corpo vuoi per quantità, vuoi per qualità, ha la facoltà di suscitare una malattia che gli corrisponde. Allo stesso modo, l’assenza o la scarsità di un dato umore conduce ad una specifica malattia. Infine, se vi è un eccesso di un dato umore in modo che riempie, gli organi, soffoca il calore innato e conduce alla morte[3].

Miniatura medievale di  operazione al collo

Il rapporto che abbiamo appena visto rappresenta  un primo ciclo che dal flegma giunge alla bile nera ed un secondo ciclo che dal sangue giunge al flegma. Sono due cicli che hanno un diverso momento del loro inizio. Allo stesso modo, se noi considerassimo che l’anno comincia dall’equinozio di primavera è come se noi dicessimo che partiamo dal sangue, o se noi dicessimo che l’anno comincia dal solstizio invernale, allora è come dire che partiamo dal flegma.

Il solstizio invernale segna il momento dell’anno da cui riprende la dilatazione luminosa, che rappresenta l’umidità primigenia che fuoriesce dal flegma. Dal momento dell’equinozio primaverile il flegma matura, viene riscaldato e si fa sangue.

La virtù creativa dell’equinozio primaverile è connessa alla virtù creativa del sangue che è ritenuto l’umore temperato per eccellenza dell’organismo umano. Ma il sangue non esisterebbe se non si fosse prodotto il flegma e quindi, l’origine vera dell’anno è data dal solstizio invernale.

Tra questi due principi vi è lo stesso rapporto che esiste tra il concepimento e la nascita, è come il rapporto che esiste tra il seminare una pianta e il vederla crescere. L’inverno, con Saturno, è la stagione del seme. D’inverno i ventri sono caldi perché custodiscono il seme. Essendo il ventre caldo l’esigenza di nutrirsi dell’uomo è maggiore e le sostanze ingerite si bruciano più facilmente. D’estate il ventre si fa più freddo e brucia con maggior difficoltà le sostanze ingerite[4].

Nella pratica dell’agricoltura era nozione comune quella di riferirsi all’osservazione di determinate stelle come Sirio, Aldebaran, Antares. Si tratta di stelle molto brillanti che hanno una particolare vicinanza alla declinazione dell’equatore celeste, per cui si riteneva che alcuni momenti di grande caldo o di grande freddo, quindi di grande variazione termica, fossero causati da queste stelle nel momento in cui il Sole  giungeva alla loro declinazione.

In particolare, il momento del loro sorgere o tramontare eliaco preannunciava una variazione dello stato del tempo. Per esempio, alla stella di Sirio si riconduceva una natura Marte-Giove portatrice di una grande calura e secchezza. Così, il tramonto eliaco di Aldebaran, del gruppo delle Pleiadi, stella dalla natura Marte/Venere e considerata particolarmente umida, contrassegnava l’inizio dell’inverno  e della stagione delle piogge (questo fenomeno, alle medie latitudini, si produce ogni anno verso metà novembre).

Mentre nell’indagine delle malattie, all’interno delle varie costellazioni, si distinguevano stelle limpide e stelle oscure a seconda di una loro facile o difficile risoluzione visiva. Alcune stelle visibili con difficoltà , di cui esistono vari elenchi nella letteratura, erano connesse, secondo la loro particolare natura patogena, alle affezioni di determinati organi del corpo (affezioni visive, affezioni al cuore, affezioni al fegato, e così via) e venivano esaminate in concorso alle indicazioni delle configurazioni nocive dei pianeti e dei luminari al momento della nascita.

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Conclusioni

Come si può rilevare questo modo di osservare i fenomeni naturali, oltre ad aiutarci a meglio comprendere  il fondamento di molte tecniche astrologiche ed il linguaggio dell’astrologia antica, attiene ad un prezioso lavoro di individuazione di principi universali che riguardano il mondo biologico, fisico e risultano validi ancora oggi nonostante i progressi ottenuti nel campo medico e scientifico. Per questo motivo può risultare importante il recupero di queste conoscenze che muovono da un piano teorico ma, con la necessaria esperienza, risultano osservabili e verificabili nella pratica previsionale e in ambiti apparentemente lontani tra loro.

Secondo quanto in più punti già accennato, tra gli argomenti di indagine di ordine generale o che riguarda le collettività umane, questi principi delle qualità prime e degli elementi vengono ulteriormente applicati in vari contesti arricchendo il panorama conoscitivo di preziosi elementi: gli ambiti vanno dalla previsione delle condizioni del tempo atmosferico all’andamento epidemiologico, dalla previsione dei cataclismi ai sommovimenti politici nelle società umane. Nell’esame del tema di nascita del singolo individuo poi, partendo dalle caratteristiche del corpo fisico, l’applicazione della dottrina degli umori fornisce il quadro delle condizioni dello stato della salute e consente di seguire l’andamento delle eventuali malattie; consente di formulare un giudizio sulle qualità psichiche  e spirituali e in generale sugli eventi principali della vita dell’uomo.

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Bibliografia

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Placido Titi, Phsiomathematica sive Coelestis Philosophia naturalibus hucusque desideratis ostensa principiis. Auctore D. Placido de Titis Perusino Olivetanae Congregationis Monacho. Cum nuperrimisi ad Placidianam doctrinam additamentis, excerptis ex III libro Astronomicarum rerum praemittendarum ad futuram Astrologiam Italicum, a Cursino Francobacci et Africano Scirota Romano, in hac secunda editione ad operis calcem oppositis. Ex Typographia Fr. Vigoni, Mediolani 1675. Gerolamo Cardano, Opera Omnia tomus V (Astronomica, Astrologica, Onirocritica) Lugduni 1663. (Johnson Reprint Co., New York and London 1967).

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Robert De Luce, Complete method of prediction from genethliac astrology, according to the western systems, 1935.

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Note

[1] “Nel de caelo Aristotele insegna che delle due specie primarie del movimento, il circolare è proprio del cielo, mentre il movimento in linea retta è proprio dei corpi semplici sublunari. Di questi, quelli leggeri si muovono verso l’alto, quelli pesanti verso il basso. Il corpo assolutamente leggero è il fuoco, l’assolutamente pesante è la terra. Ed il cosmo non può esistere senza fuoco e terra: un corpo fisico ha da essere visibile e tangibile, la prima condizione è assolta dal fuoco, la seconda dalla terra; elementi intermedi tra fuoco e terra sono l’aria e l’acqua. Nella fisica aristotelica i corpi possono subire quattro specie di modificazioni: l’aumento e la diminuzione di volume, l’alterazione di qualità senza mutamento di natura, il mutamento di natura che comporta la distruzione della sostanza preesistente e la produzione della sostanza nuova ed il miscuglio di due corpi reagenti che produce un corpo che possiede proprietà intermedie. Ora, tutti i corpi agiscono gli uni sugli altri mediante contatto e si modificano in virtù delle loro qualità tangibili e delle contrarietà loro inerenti.

Poi, Aristotele enumera per coppie le qualità contrarie: caldo-freddo; secco-umido, pesante-leggero, duro-molle, vischioso-friabile, rugoso-liscio, spesso-sottile, quindi elimina la pesantezza e la leggerezza in quanto non sono né attive, né passive e non possono trasformarsi reciprocamente. Le rimanenti, eccettuata la coppia caldo-freddo che è irriducibile, si risolvono e si riducono tutte nell’umido e nel secco; nell’umido: il sottile, il vischioso, il molle, il liscio; nel secco: il grosso, il friabile, il duro, il rugoso. Si dice quindi umido (o fluido) ciò che non è limitato esteriormente da limiti propri e che è facile a limitarsi; secco (o solido) ciò che è nettamente limitato da limiti propri e che è difficile a limitarsi. Essi costituiscono la coppia passiva che ha estensione e densità e che consta di molta materia. Quanto al caldo, riunisce le cose che hanno la medesima natura, mentre il freddo riunisce indifferentemente le cose e di uguale natura e contraria. Essi costituiscono la coppia  attiva, che ha intensità e rarità e che consta di poca materia. Dal contatto reciproco di codeste contrarietà nascono quattro combinazioni; invero, quattro essendo i termini, si danno sei combinazioni, due delle quali non possono essere ammesse, in quanto le qualità contrarie (caldo-freddo, secco-umido) non possono sussistere insieme. Si danno così quattro qualità prime, ciascuna delle quali conviene ad uno dei quattro elementi:

caldo-secco       –     fuoco

caldo-umido      –     aria

freddo-secco     –     terra

freddo-umido    –    acqua

Tutti i corpi terreni risultano composti dei quattro elementi mescolati l’un l’altro secondo differenti quantità e proporzioni. Pertanto tutti i corpi terreni sono detti misti, ed il rapporto di mistura nei corpi è il loro temperamento, o crasis. Se domina l’elemento igneo il temperamento è detto caldo-secco, se domina l’elemento aereo, caldo-umido e così via. Ogni temperamento può inoltre avere un’impronta forte o debole, in quanto vi è un numero infinito di gradazioni che esprime le infinite differenze fra i corpi misti terreni.” (Giuseppe Bezza – Commento al primo libro della Tetrabiblos di C. Tolemeo – editrice Nuovi Orizzonti).

[2] Ogni cibo dallo stato grezzo, attraverso un’alterazione, passa allo stato di alimento, con un processo analogo a qualsiasi processo alchemico. In effetti il primo processo alchemico è il cucinare. Lo stesso Ippocrate dice che l’uomo imparò la medicina con “l’arte della cucina”, perché l’arte di cuocere i cibi e gli alimenti è un’arte medica. L’arte medica è un’arte alchemica perché consiste in una trasformazione degli elementi primi e, quindi, produce, passando attraverso degli stati chimici, un determinato umore che “conviene” alla sostanza prodotta.

Se il vino è come bile gialla, ogni elemento sarà qualcosa che corrisponde alla sua natura. Ad esempio, il burro può essere considerato come flegma del latte perché è il residuo che viene preso nel processo alchemico che parte dal latte.

[3] Quando, nell’organismo umano, predomina un umore, esso verrà più o meno alterato ma cercherà di mantenersi costante. Ciascuno di noi può essere in salute e vivere a lungo sotto qualsiasi temperamento, in quanto non vi è un temperamento migliore di un altro.

[4] Coloro che hanno riportato ad un pubblico interesse la dottrina dei temperamenti non sempre avevano una conoscenza della dottrina degli umori in senso originario, cioè, secondo tutte quante le componenti e le conseguenze che questa dottrina comportava. Nell’ambito astrologico la dottrina degli umori è trasferibile ma di pari passo ad una riflessione sui moti degli astri.

“Che cosa sia la scienza dei moti, Tolemeo dichiara concisamente nella prima proposizione (…) Essa non può essere ridotta a ciò che oggi è detta astronomia di posizione, in quanto si fonda su accurate osservazioni dei fenomeni che richiedono continue ripetizioni. Di questi fenomeni, i più evidenti sono l’alterno crescere e diminuire dei giorni e delle notti, l’accedere del Sole allo zenith l’estate, il suo recedere l’inverno, i luoghi del sorgere e del tramontare del Sole entro certi spazi definiti nel corso dell’anno, i diversi volti della Luna, le apparizioni mattutine e vespertine di Venere; e ancora: il vario ascendere e discendere dei segni, le anomalie del moto annuo del Sole, che descrive archi uguali in tempi disuguali, le anomalie dei pianeti, i cui eccentrici sono altri dall’eccentrico che conduce il corpo solare, il continuo mutare del moto dei pianeti, in particolare le loro stazioni e retrogradazioni, le diversità delle configurazioni al Sole dei pianeti superiori ed inferiori, il variare della grandezza della loro luce e della loro distanza dalla terra, sicché talora Venere appare alla vista essendo nel medesimo grado del Sole, talaltra latita nella di lui luce pur essendo di molti gradi distante; similmente il primo apparire della Luna, che può tardare fino al quarto giorno, il mutare continuo dei solstizi e degli equinozi, il crescere e il diminuire della declinazione dello zodiaco, la grande diversità delle eclissi.

L’arte astrologica è l’arte di prevedere gli eventi in virtù dell’osservazione dei moti del cielo ovvero della comprensione matematica dei fenomeni celesti. Riposa quindi sull’astronomia, l’astronomia a sua volta sulla matematica e la geometria. Ciò nondimeno non giustifica la legittimità e la possibilità della previsione, la quale proviene solo dalla filosofia.” (Giuseppe Bezza – proemio del Commento al  primo libro della Tetrabiblos – ed. Nuovi Orizzonti).