Federico II, “Stupor mundi” – di Mario Costantino

Bassano del Grappa, Palazzo Finco, affresco con scena cortese, particolare

della figura coronata, Federico II, che porge una rosa

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Dalle nebbie della maldicenza in cui una plurisecolare cronachistica guelfa ha tentato di relegarlo ai margini della storiografia più tradizionale, riemerge viva ed attuale la poderosa figura di Federico II, una delle più grandi della storia, certo la più complessa del suo secolo.

Dotato di straordinarie qualità, come di esecrabili vizi, è l’ultimo degli imperatori medievali. Statista sottile e scaltro, legislatore concreto, abile condottiero, osservatore insoddisfatto e acuto della natura, conoscitore attento e critico della filosofia aristotelica, promotore delle arti e della cultura, poliglotta, fondatore di città e di università, rara figura di monarca intellettuale, in mezzo a tanti sovrani legittimati all’esercizio del potere dalla sola forza della propria regale ascendenza. Un’inappagata curiosità indagativa lo condusse nell’esplorazione della filosofia e dell’astrologia, della matematica e dell’algebra, della medicina e delle scienze naturali. E l’unico libro che scrisse, un saggio sull’arte della caccia con gli uccelli, segnò una tappa fondamentale nella storia della scienza sperimentale moderna.

Dissimulatore disinvolto e sprezzante, quando era in gioco la sopravvivenza stessa dell’Impero, seppe difendere a viso aperto le sue convinzioni contro il Papato, fino alla deposizione finale, amaro preludio della sua ultima battaglia. (“Federico II cronologia della vita”, Renato Russo, Editrice Rotas, Barletta, 2000)

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Introduzione

Una grande curiosità mi spinge a cimentarmi su una natività i cui riferimenti all’ora della nascita sono fonte di dubbi. Nonostante questo, le figure degli astri del giorno della sua nascita e la “natività possibile” che qui viene proposta consente di dare ragione di molte cose e di alcuni dei tratti del carattere di una personalità fuori dal comune. Per gli aspetti previsionali ci riferiremo agli elementi di direzione primaria che, per questa ipotesi di nascita, appaiono significativi di alcuni momenti importanti della sua vita, ma anche alle rivoluzioni solari dell’epoca dell’incoronazione ad imperatore, dell’epoca della vittoria di Cortenuova e del termine della vita. Al contempo, si vuole dare spazio ad aneddoti e ad approfondimenti (tratti dai moltissimi libri, saggi e biografie su Federico II) che mettono in luce alcuni tratti della sua personalità e ciò che la storia ci riporta del suo vasto operato.

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Federico Ruggero di Hohenstaufen [1]

Nipote di Federico Barbarossa, Federico II fu considerato da alcuni una “meraviglia del mondo”, per altri fu invece l’Anticristo e per altri ancora il Messia venuto a riportare l’ordine di Dio sulla Terra. Per tutta la prima metà del tredicesimo secolo, l’imperatore svevo si mosse con spregiudicatezza e inventiva in un complesso scenario politico, che egli influenzò fortemente e di cui fu protagonista per un cinquantennio. Il centro della sua politica fu il Regno di Sicilia e la sua corte a Palermo fu il luogo d’incontro delle culture cristiana, araba, ebraica e greca.

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Il tempo della sua nascita (di Georgina Massin)

Federico venne alla luce in un mondo in mutamento. L’era delle crociate, che aveva dato l’esempio di uno spirito europeo unificato  stava volgendo alla fine. Suo padre stesso aveva contribuito a distruggere quell’ideale europeo, imprigionando, al suo ritorno alla Terra Santa, il re crociato Riccardo Cuor di Leone, proprio poco tempo prima della nascita di Federico. La successiva crociata, la quarta, avrebbe avuto come antagonista l’Impero Cristiano d’Oriente, per favorire i disegni venali di Venezia.

Le moderne potenze europee cominciavano allora a prendere forma. Durante i primi quattordici anni del suo regno, Filippo Augusto aveva già consolidato il potere centrale in una Francia unita. L’Inghilterra conservava ancora i domini angioini in Francia, ma era destinata a perderli nel giro di dieci anni per l’incapacità del suo Giovanni, che firmò la Magna Charta quando Federico aveva ventuno anni. Il campo della cultura cominciava ad essere invaso dai laici; a Bologna esisteva già una scuola giuridica, e a Parigi si studiavano le leggi canoniche. Fu intorno a questi nuclei che sorsero le prime università. La Chiesa stava perdendo terreno anche nel suo predominio sulla mente umana: i ricchi e i potenti prelati mondani di Roma provocavano amari sarcasmi e critiche feroci tra i laici, mentre i poeti goliardici attaccavano gli ecclesiastici scrivendo versi scurrili e parodie dei soggetti più sacri. La povertà e la semplicità erano virtù cristiane oramai dimenticate quando Federico venne al mondo e Francesco, il figlio del ricco mercante di Assisi, stava godendosi la gioventù dorata della sua città. Undici anni dopo avrebbe preso in sposa Madonna Povertà, e sarebbe divenuto uno dei maggiori santi che il mondo abbia mai conosciuto.

In Oriente, il Gran Saladino era morto l’anno precedente la nascita di Federico, e l’Impero Bizantino dei Comneni stava decadendo nella corruzione. Nelle steppe della Mongolia, Gengis Khan stava battendosi per divenire il capo dei tartari e padrone dell’Asia. (“Federico II cronologia della vita”, Renato Russo, Editrice Rotas, Barletta, 2000)

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Le circostanze della nascita

Suo padre avrebbe desiderato che Federico nascesse in Sicilia. Quando, dopo vari anni di inutili attese, fu certo che Costanza stava per dargli un figlio, Enrico la richiamò nel suo Regno natale. Il lungo viaggio dalla Germania all’Italia meridionale dovette essere molto faticoso per una primipara attempata come Costanza, la quale fu assalita dalle doglie del parto, appunto nella remota cittadina di Jesi. Era di vitale importanza per lei che a quel parto vi fossero moltissimi testimoni, i quali potessero garantire che il bambino appena nato, Federico, era davvero figlio di Costanza, e per nascita l’erede legittimo dei re normanni [2].

Le cronache narrano come nel centro della piazza del mercato di Jesi fosse stato eretto un padiglione, una specie di grande tenda, entro il quale ogni matrona della città aveva il diritto di entrare per assistere personalmente al parto. Costanza stessa poi tenne a mostrarsi in piazza mentre allattava il bambino, a seno nudo. In un’epoca in cui all’imperatore andava ancora di diritto l’appellativo di “divino”, la drammaticità di quella scena dovette essere violenta, ma è probabile che sia stata proprio quella messa in scena sapiente a far fallire negli anni seguenti tutti i tentativi dei nemici di Federico di indicarlo come il figlio del macellaio di Jesi.

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Federico II, una nascita che fu per tutti un prodigio

Quasi a fugare ogni dubbio sul carattere autentico della sua maternità, Costanza imperatrice mise al mondo il suo primo e unico figlio sotto un tendone appositamente eretto nella piazza del mercato di Jesi. Era il giorno di S. Stefano del 1194. All’atto della nascita la madre lo chiama Costantino. Affidato appena possibile il piccino alla custodia del duca di Spoleto, Corrado, e a sua moglie Costanza, la madre si rimetteva in cammino alla volta di Palermo. Ma già quella nascita aveva messo il mondo a rumore.

Veniva dopo quasi nove anni di matrimonio infecondo, e per giunta da una donna quarantenne che oggi diremmo matura e che per quei tempi era decisamente anziana, se non addirittura vecchia, ancor più come madre. Tanto che a tutti l’evento parve portentoso e come tale fu salutato da avversari e sostenitori dell’idea imperiale. Annuncio di sventura per gli uni, presagio di gloria per gli altri. Si ricordava la predizione del leggendario Mago Merlino secondo cui sarebbe risultata funesta la nascita inattesa di colui che, agnello da squartare, in mezzo ai suoi sarebbe stato leone furibondo. E fra le profezie famose del calabrese abate Gioacchino da Fiore c’era quella della donna fecondata a sua insaputa dal demonio, che avrebbe dato alla luce chi sarebbe divenuto si dominatore del mondo, ma sarebbe stato inoltre Anticristo, fuoco incendiario e fiaccola d’Italia. 

Cosi, il fatto di per sé non comune del bimbo nato tardi e non più atteso, diviene subito argomento e pretesto degli auspici più controversi. Essi s’intrecciano attorno alla culla di chi avrà ricchezza di svariati appellativi: agnello fra i lupi e puer Apuliae, aquila e Cesare, stupor mundi e martello del mondo, per ricordare solo i più risaputi. (05/06/2015 -Tanogabo)

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Cosa vedremo

Riferendoci al nostro campo di indagine, approfondiremo alcuni elementi del tema di nascita e gli aspetti significativi di momenti importanti della sua vita.

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La Sizigia precedente la nascita

Per la possibile rettifica dell’ora di riferimento ricerchiamo, come di consueto, i dominatori della Sizigia [3] che precede la nascita, il novilunio del 14/12/1194, per le ore 13:35 di T.U., che si realizza al grado 29°41’ Sagittario. In questa Sizigia Novilunica sorgono 29°11’ Toro e culminano 4°18’ Acquario.

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 latitudinideclinazioniDH [4]visibilità [5]
     
Sole-23.543.39
Luna+4.06-19.483.15-4.98 (n.v.)
Saturno+0.32-22.992.55-6.51 (n.v.)
Giove-0.45+22.074.85
Marte-1.15-17.211.00
Venere-1.69-22.580.69-20.92 (v.)
Mercurio+2.82-20.663.58-4.77 (n.v.)
Tyche5.96
Daimon5.96

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In Sizigia i pianeti che hanno dominio sul grado del Plenilunio sono Giove (Domicilio [6] e Triplicità [7]) e Marte (Confine [8]). I pianeti in aspetto al novilunio sono Marte, Giove, Mercurio e Saturno.

Sorgono le Iadi, natura Saturno/Mercurio; Aldebaran, natura Marte, è con Tyche; tramonta la nebula (M7) presso l’aculeo dello Scorpione, natura Marte/Luna; Deneb, natura Venere/Mercurio, culmina; Sadalmelik “la stella fortunata del re”, natura Saturno/Mercurio, è con Marte; Alphard, natura Saturno/Venere, è al Fondocielo; il corno del Toro (ζ Tau), natura Marte, è con Giove.

La figura di novilunio subito precedente la nascita “dichiara” un’impronta significativa per le nascite che avverranno nei giorni successivi (fino al plenilunio che segue). Dalla Sizigia possiamo cogliere, pertanto,alcuni fondamentali elementi per la comprensione della natività. In questa figura il Sole è in Sagittario, ha superato l’opposizione a Giove e l’esagono a Marte e tiene sotto i suoi raggi Mercurio e Saturno. Inoltre, nella dinamica dei moti, Mercurio va alla levata eliaca, Saturno è nel proprio domicilio e va al tramonto eliaco. Giove è angolare, è acronico [9], è occidentale al Sole ed è in ricezione [10] con il Sole, con la Luna e con Mercurio. Marte è angolare, è in quadrato sovreminente [11] a Giove ed è configurato al Sole ed alla Luna (e a Mercurio). Saturno è nel proprio domicilio ed è in ricezione con Marte e con Venere. Inoltre, Giove e Saturno hanno la declinazione del Sole; Mercurio ha la declinazione della Luna. In varia forma, si  realizza qui una “commistione forte” [12] tra la natura dei pianeti superiori, Giove, Saturno e Marte, ed i luminari e Mercurio. Se, in forme analoghe, si ripresentano condizioni simili alla nascita, si può pensare ad un destino fuori dal comune e ad una persona in grado di compiere imprese straordinarie. In tali casi, ciò che è indicato in Sizigia, per quanto concerne l’importanza degli avvenimenti, si esprime in modo evidente e “pieno” in chi nasce.

Inoltre, la quadratura tra Marte e Giove, con Marte che è sovreminente, che ritroviamo anche alla nascita, sono le difficoltà e i pericoli della sua vita, i molti avversari e i tanti nemici, l’essere in una guerra continua e può spiegare perché l’obiettivo di ricreare i fasti del Sacro Romano Impero e una struttura statale accentrata che intende unificare e governare i diversi domini presenti all’epoca sui territori italiani, naufraga dopo di lui definitivamente.

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Le porte del nascere: rettifica dell’ora

Le cronache storiche concordano su una nascita naturale avvenuta il giorno di Santo Stefano dell’anno 1194 a Jesi (AN). Il dato CIDA (biografia brit.) indica le ore 6,00 a.m. Dominatori della Sizigia sono Giove e Marte e, per prima cosa osserviamo che, intorno a quest’ora, vi sono poche “porte del nascere” che si perfezionano per questi due pianeti. La nostra ipotesi si riferisce alle ore 6,03 di T.U., momento in cui si realizza una isaritmia [13] di Giove rispetto al cardine dellAscendente:

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ora di fusoT.U.pianeta che apre la porta angolo
5:40 – 6:205:40 – 6:20Marte—-
6:036:03GioveHOR
6:096:09GioveMC

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Il tema di nascita

Si propone, pertanto, la figura di nascita per le ore 6:03 di T.U. (6:03 di ora solare).

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 latitudinideclinazioniDHvisibilità
     
Sole-23.035.41
Luna-2.02+18.122.70
Saturno+0.30-22.925.55-2.28 (n.v.)
Giove-0.42+21.944.05
Marte-1.02-14.193.32-38.48 (v.)
Venere-1.71-19.173.91-25.01 (v.)
Mercurio+2.71-20.444.67-18.19 (v.)
Tyche2.01
Daimon2.01

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Le stelle e i pianeti della nascita

Sorge la nebula M7 (natura Marte/Luna), la stella Kaus media (natura Giove/Marte) e le stelle dell’occhio dell’arciere, ν1,2, Sgr (natura Sole/Marte); Kaus australis (natura Giove/Marte) è con Saturno; Sargas (natura Saturno/Venere) è con il Sole; Arturo [14] (natura Marte/Giove) culmina; i Capretti dell’Auriga, Haedus e Aalmaz, natura Mercurio/Marte, tramontano; Rigel (natura Giove/Saturno) è con la Luna; Sirio (natura Marte/Giove) è con Giove; Alpheratz (natura Venere) è con Marte; la spina del Capricorno, ε Cap, natura Saturno/Giove, è con Venere; la nebulosa della Laguna (M8), natura Marte/Luna, è con Mercurio.

Per quanto concerne il giorno della nascita, sulla base del suo passo giornaliero, la Luna percorre i gradi che vanno da 25°50’ Toro a 10°31’ Gemelli.

Per questa ora di nascita si rafforzano i significati del Sole e di Saturno; si ripropone la quadratura tra Marte e Giove; migliora condizione della Luna, che si separa dal trigono del Sole ed è ora in Segno della sua Esaltazione, e di Mercurio, che è di moto diretto e ha appena superato la levata eliaca [15] (a.v. 18.19), pertanto è il pianeta dell’agire in condizione forte. Mercurio e Giove sono in mutua ricezione. Giove è unito per declinazione al Sole e a Saturno ed è vicino alla declinazione della Luna. La Luna è nel medesimo elemento del Sole, è in quadrato a Marte, è equidistante a Venere ed è unita per declinazione a Venere e a Mercurio. Possiamo affermare che le figure e le “commistioni di natura” della nascita ripropongono, in forme simili, quanto visto in Sizigia. 

Il complesso degli aspetti appena considerati e la prevalenza di stelle regali di natura Giove/Marte, Sole e Luna, caratterizza per chi nasce un destino importante, prefigura la conquista di una autorità politica, comporta capacità di governo e di amministrazione, un ingegno militare. Inoltre, tradizionalmente, il sorgere delle stelle della costellazione del Sagittario, può indicare l’amore per gli animali di grandi dimensioni e per i cavalli; la nebula M7 e le stelle dell’occhio dell’arciere all’Ascendente e l’unione tra Saturno ed il Sole (posti in prima Casa) predispongono chi nasce a difetti della vista, in particolare la miopia.

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Le attività

Per quanto concerne l’agire, Mercurio è il dominatore delle attività (per la fase al Sole) e ha un dominio (Triplicità) e si configura per esagono al Mediocielo; Venere è signora del Mediocielo ed è in trigono al Mediocielo; Giove è in preciso trigono al Mediocielo; Saturno ed il Sole osservano il Mediocielo; la Luna si separa dal trigono del Sole ed ha la declinazione di Mercurio e di Venere: le attività, le imprese e le opere poste in atto sono importanti.

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Il temperamento

I signori dell’Ascendente sono Saturno (Domicilio); la Luna (Triplicità); Marte (Esaltazione [16]) e Mercurio (Confine). Saturno ed il Sole sono in Capricorno e Saturno è il signore dell’Ascendente e si presenta in prima Casa: da questa figura possiamo dire molto del carattere e del temperamento di Federico II. Il Sole e Saturno in Capricorno e in prima Casa danno un carattere egocentrico e individualista, caratterizzano le persone che mantengono una distanza tra se e gli altri, che lavorano  meglio da soli, che maturano e si responsabilizzano precocemente, capaci di concepire per sé e di perseguire, con tenacia ed ostinazione, obiettivi ambiziosi – sono anche alcune delle condizioni del primogenito -. Federico II ha anche un forte controllo di sé: sappiamo che, data la prematura morte del padre, assume precocemente la responsabilità del governo del Regno e dell’Impero di cui si farà difensore ad oltranza (il Sole e Saturno in Capricorno e in prima Casa). Ha una esuberanza ed una vitalità (la Luna in Toro che subisce il quadrato sovreminente di Marte) che può spiegare quanto riferiscono le cronache dell’epoca, di un fanciullo iperattivo e sempre pronto a combattere e a scontrarsi con i suoi coetanei. Sono questi aspetti, la vitalità esuberante e irrefrenabile ed il forte autocontrollo mentale, caratteristiche in forte contrasto, a spiegare, nell’età adulta, quanto riportano le cronache di episodi in cui Federico II manifesta momenti di estrema intemperanza e accessi di ira.

Per la componente affettiva ed emozionale, osserviamo che Venere è con una stella passionale, è in segno di Saturno ed è in ricezione con Saturno. Marte è in segno di Saturno ed è in quadrato sovreminente alla Luna e a Giove; la Luna si separa dal trigono del Sole ed ha la declinazione di Venere e di Mercurio. La Luna in Toro è l’esuberanza fisica e vitale, il Sole e Saturno in Capricorno e Venere e Marte in Acquario (compressi in un segno di Saturno), sono il forte controllo delle emozioni che esplicita, nel comportamento, cose diverse: una forza d’animo non comune, una perseveranza che diventa ostinazione, una fermezza nel perseguire i propri intenti, ma anche (per contrasto con le istanze di una Luna molto viscerale) un istinto vitale e sessuale che ha pochi freni inibitori (per Venere che è con la spina del Capricorno) e che richiede di essere subito soddisfatto, anche al di fuori della morale comune del secolo in cui è vissuto. Nella sua vita Federico II ha contratto tre matrimoni, più per convenienze politiche che per amore (come si era soliti fare a quel tempo), e ha avuto molte relazioni e molti figli naturali. Alcuni di questi, i figli avuti da Bianca Lancia, Costanza, Manfredi e Violante, sono stati legittimati e hanno ricoperto, mentre Federico II è in vita, incarichi importanti della sua corte. Alla sua morte, al pari dei figli avuti dalle sue mogli,  ereditano parte dei suoi possedimenti. 

Per le qualità dell’intelletto e per l’ingegno, la natura di Mercurio (mattutino [17], di moto diretto e veloce) si mescola al Sole, a Saturno, alla Luna, a Giove, a Venere e a Marte, ad indicare una vivacità ed una intelligenza non comune, capace di approfondire materie astratte: apprende nove lingue, scrive testi giuridici ed un saggio sulla caccia con gli uccelli, compone poesie, studia la filosofia e le scienze; e di esprimere un ingegno pratico che mette a frutto nelle tante questioni dell’amministrazione dello Stato in cui “mette mano”: riordina le leggi del Regno di Sicilia – con le costituzioni Melfitane – e l’amministrazione dei tribunali; crea una rete di castelli – con funzioni di difesa e di controllo in loco dei territori del Regno -; promuove la cultura dei cittadini con la creazione dell’Università di Napoli – unica istituzione universitaria dell’epoca, dopo Parigi e Bologna – e borse di studio per gli studenti poveri ma meritevoli; si circonda a corte – la Magna Curia – di uomini di cultura con cui si intrattiene sui più diversi ambiti dello scibile umano; crea una Scuola Poetica Siciliana; si occupa di organizzare un servizio postale efficiente e di tipo moderno, e di molto altro.

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Federico fanciullo

Nel 1207 possiamo comprendere come il papa Innocenzo III sia contento del suo pupillo per quanto scrive di Federico in una lettera:La virtù viene prima del tempo. Egli, dalle soglie della pubertà, con passo veloce entra nell’età della discrezione e con le sue qualità anticipa gli anni”. Pressappoco  nello stesso periodo un anonimo, scrivendo ad un amico, così parlava del giovane sovrano: “La statura del re non è piccola, ma neppure superiore di quella che la sua età richieda. Ma la natura gli ha dato membra robuste in corpo solido, con le quali il suo animo vigoroso può venir a capo di qualunque impresa. Mai è in ozio: passa la giornata sempre occupato e affinché il vigore si accresca con l’esercizio, allena l’agile corpo in ogni pratica e scuola d’armi. O si occupa delle sue armi, o le indossa e tira di spada, nella quale è esperto, e finge di difendersi da un assalto: egli sa bene tender d’arco esercitandosi spesso al tiro della freccia, ama i cavalli di razza e veloci. Credo che nessuno  sappia meglio del re tenerli a freno e slanciarli alla corsa. Così ogni giorno dalla mattina alla sera, per ricominciare il giorno seguente. A ciò aggiungi una maestà regale, un volto e un tratto maestoso, uniti ad un aspetto gentile e bello: fronte serena, occhi brillanti, viso espressivo, animo ardente e ingegno pronto.”(“Federico II cronologia della vita”, Renato Russo, Editrice Rotas, Barletta, 2000)

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Palermo culla della sua infanzia (di Eucardio Momigliano)

Il fanciullo ebbe chi gli insegnò lettere e lingue, matematica, astronomia e diritto, tutte le scienze che dovevano fare di lui l’uomo meraviglioso che stupirà il mondo, ma ebbe soprattutto maestra ascoltatissima la vita strana che gli ferveva intorno. Era la vita di una città stupenda, della città che non aveva confronti in Europa, salvo in quelle favolose della Spagna, dove la civiltà araba resisteva agli urti degli eserciti cristiani che ne avevano fermata la marcia verso il nord e che rinnovavano i tentativi di distruggerla. Palermo era ancora quale la descriveva pochi anni avanti Ibn Gubayr, lo scrittore arabo che la dipingeva con la sua parola pittoresca: Città antica ed elegante, splendida e aggraziata, essa ti appare con aspetto allettante, superba tra le sue piazze e i suoi dintorni che sono tutti un giardino; grandiosa nelle strade maggiori e nelle minori, affascina dovunque per la rara bellezza del suo aspetto. Stupenda città che ricorda Cordova per lo stile, coi suoi edifici tutti di pietra intagliata. Un limpido fiume la divide e acque purissime sgorgano da quattro fontane sulle sue rive.  I palazzi del re circondano il centro della città come monili intorno alla gola e al seno di una bella fanciulla, così che il sovrano può sempre, attraversando palazzi e giardini amenissimi, passare da un punto all’altro della capitale.

Ben poteva ammirare la città siciliana lo scrittore arabo in un tempo in cui la monarchia cristiana dei re normanni non aveva ancora spento la rigogliosa civiltà musulmana che da due secoli fioriva nell’isola italiana. Le meraviglie naturali, lo sfarzo architettonico di Palermo non erano le sole cose che facessero della reggia del piccolo Federico un ambiente quasi favoloso; più strano e meraviglioso era il mondo che si aggirava nella città e nell’isola e che faceva della Sicilia di quel tempo un paese di leggenda, diverso e come staccato dal resto dell’Europa. I re normanni, gli avi, per parte di madre, di Federico, venuti dai lontani paesi alla conquista del regno del sole, vi si erano assimilati al punto da far dimenticare la loro origine di violenti aggressori. In terra italiana erano divenuti italiani, parlavano col popolo il suo dialetto volgare dove latino, greco, arabo e dialetti italici di Calabria avevano fuso le loro parole. (“Federico II cronologia della vita”, Renato Russo, Editrice Rotas, Barletta, 2000) 

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Ritratto di Federico negli anni della maturità

Come era Federico negli anni della maturità fisica e intellettuale?  Tutti i cronisti del tempo convengono sul suo bell’aspetto e sulla nobiltà dei suoi tratti. Di pelle bruna. Aveva tuttavia le guance rosee, i capelli rossicci che si diraderanno con gli anni, ed era imberbe in un tempo in cui a una folta barba si associava l’idea di una vigorosa personalità. Anche con il passare degli anni l’imperatore conserverà un che di giovanile, benché si stagliassero più pronunciati sul suo viso i segni delle fatiche e delle delusioni. Astuto, malizioso, sensuale e irascibile, lo dipinge fra Salimbene de Adam, ma poi aggiunge che quando voleva, sapeva essere garbato, sereno e amabile.

Un altro tratto caratteristico della sua personalità, a detta dei contemporanei, era l’assoluta padronanza che riusciva ad esercitare su se stesso. Immutabili restavano il suo sguardo ed il suo contegno, tanto nella amabilità quanto nella più spietata ed inesorabile severità.

La sua incapacità di rendersi simpatico in una più vasta cerchia di persone, mentre riusciva simpaticissimo nei contatti personali, è una delle tante contraddizioni del suo carattere, forse dovuto al fatto che era asceso prestissimo al trono, e che attorno era circondato perlopiù da cortigiani avvezzi all’ossequio più mellifluo. Il potere illimitato di cui fu presto depositario, senza trovare praticamente alcun ostacolo sulla sua strada, spiega certi eccessi del suo carattere – la crudeltà, gli eccessi d’ira, la sua smodatezza sensuale – temperati solo da un severo regime di autocontrollo, unico freno inibitore che con gli anni aveva frapposto fra sé e i suoi disinibiti istinti.

Pare che gli mancasse del tutto la semplice quotidiana capacità di intrattenere comuni rapporti umani, mentre, quando voleva (dice Salimbene) poteva anzi riuscire simpatico nella ristretta cerchia dei rapporti personali. Allo stesso modo la sua vivace intelligenza, non lo aiuterà molto a rendersi gradevole alle masse che nei suoi confronti nutriranno sempre sentimenti di ammirazione, di sconcerto, di paura, talvolta anche terrore, ma mai di amicizia o di affetto.

Certo non era facile stare al servizio di un sovrano così difficile e imprevedibile come Federico. Soprattutto ai suoi funzionari di grado più elevato era tolta qualsiasi forma di vita privata perché la loro esistenza era completamente dedicata al servizio dello Stato e dell’imperatore. In compenso esercitavano un enorme potere ( … ) Un ritratto originale di Federico ce l’ha lasciato Ibn Wasil, cronista arabo accreditato dal sultano Malik al-Kamil al seguito dell’imperatore durante il suo soggiorno a Gerusalemme. Il giorno dopo l’incoronazione, il sovrano chiese di visitare i Luoghi Santi. Durante la passeggiata tenne coi suoi accompagnatori arabi un atteggiamento sarcastico verso la sua stessa religione, che disorientò i musulmani, abituati invece a rispettare le altrui come le proprie convinzioni religiose. Fra l’altro Ibn Wasil, osservandolo bene, concluse che per un tipo siffatto, al mercato degli schiavi, in Siria, non avrebbero pagato più di duecento dirhems.

Federico aveva trentacinque anni. Era un bell’uomo, anche se tendeva alla pinguedine e i suoi rossi capelli col passare degli anni cominciavano a sfoltirsi. I suoi lineamenti erano regolari, con un’espressione che sembrava gentile, finché non incontravi i suoi freddi occhi verdi, il cui sguardo penetrante celava una mascherata miopia. Era dotto, affascinante nella conversazione e tuttavia, nonostante tutte le sue doti, non riusciva simpatico. Era infatti crudele, egoista, scaltro e beffardo, imprevedibile, infido come amico ed implacabile come nemico. (“Federico II cronologia della vita, Renato Russo, Editrice Rotas, Barletta, 2000)

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Matrimoni e figli

Per questo argomento osserviamo la Luna, Venere e i suoi trigonocratori, Tyche, la Sorte di Eros e la Sorte delle Nozze [18]. La Luna è in un quadrante mattutino della figura [19], è di luce crescente e va al plenilunio, è in un Segno di Venere e della Luna stessa. La Luna si separa dal trigono del Sole e di Saturno, dal quadrato di Venere e di Marte, dal trigono di Tyche, dall’unione di Daimon [20]; per il suo passo giornaliero si unisce per declinazione a Venere e a Mercurio ed entra nella “vis luminis” [21] di Giove. La Sorte di Eros è al Fondocielo, è in segno di Marte ed è in esagono a Venere (spiccata sensualità impulsiva che cambia continuamente il proprio oggetto di conquista). Venere è sull’ingresso della prima Casa e si configura al Mediocielo e a Giove. I trigonocratori [22] di Venere sono Mercurio e Saturno: Mercurio segue la levata eliaca (diretto e veloce) ed osserva il Mediocielo; Saturno è angolare, è unito al Sole, è in propria dignità e osserva il Mediocielo. Vi sono tutte le condizioni perché vi siano dei matrimoni importanti, più di uno, che porteranno beni, sostanze e possedimenti, ma anche infatuazioni e relazioni sentimentali al di fuori del matrimonio.

Per l’argomento dei figli osserviamo che la Luna è in un Segno di Venere (Toro) e si presenta in una Casa che indica i figli (la quinta Casa); Venere domina ed osserva precisamente il Mediocielo (in Bilancia); inoltre, Giove è precisamente configurato al Mediocielo e a Venere: vi saranno figli.

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Le mogli di Federico e i suoi figli legittimi e naturali

Federico ebbe tre mogli e diverse relazioni. La prima moglie fu Costanza d’Aragona e – come ogni grande regnante – l’unione fu frutto di un preciso progetto diplomatico del tutore imperiale papa Innocenzo III. Costanza, infatti, era già alle seconde nozze ed era di circa dieci anni più anziana del quasi quindicenne Federico.

Spentasi Costanza, Federico, probabilmente adottando la medesima politica e mantenendo l’avallo papale, si unì in matrimonio prima con Jolanda (o Isabella) di Brienne e poi, morta questa, con Isabella d’Inghilterra. 

Ma, probabilmente, fu Bianca Lancia (conosciuta in maggio 1226) il vero amore dell’imperatore. Di Bianca, appartenente alla famiglia dei Lancia (o Lanza), molto in vista nella corte di Federico, non sono rimaste notizie storiche e la stessa sincerità del sentimento dell’imperatore fu messa spesse volte in discussione da alcuni critici. Comunque è certo che da questa unione, tramutata in matrimonio negli ultimi anni di vita, nacque a Venosa Manfredi di Sicilia, il figlio prediletto di Federico. Suo figlio naturale fu anche Enzo(tratto da wikipedia)

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Dei tempi futuri

Proseguiamo l’indagine soffermandoci sull’esame di quanto accade per il moto di direzione nel procedere dei cardini della figura di nascita, dei luminari, dei pianeti e delle sorti.

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Cronologia di alcuni eventi e relative direzioni primarie

Federico Ruggero nasce a Jesi il 26 dicembre 1194, sotto una tenda innalzata nella piazza, come aveva voluto la madre, Costanza d’ Altavilla, figlia di Ruggero Il Normanno, Re di Sicilia, e moglie dell’Imperatore Enrico VI [23], della grande dinastia tedesca degli Hohenstaufen [24], figlio di Federico I Barbarossa. Nell’estate del 1196 Enrico fa eleggere Costantino (come ancora si chiama il piccolo sovrano) re dei Romani nella Dieta di Ratisbona; nell’autunno dello stesso anno Costantino viene battezzato ad Assisi e, in questa circostanza, assume i nomi Federico e Ruggero.

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Epoca della morte del padre

Il padre Enrico VI muore nel 1197, quando Federico II ha solo tre anni. A lui è destinata l’eredità del regno dell’Italia meridionale. In Sicilia, cacciati tutti i signori germanici dal regno, Costanza d’Altavilla assume la reggenza di Federico. Coerentemente col testamento del marito, conduce trattative prima con papa Celestino III, poi con Innocenzo III. Riconosce la supremazia del papa sul regno normanno e conclude un concordato nel quale rinuncia all’impero per conto del figlio, la cui reggenza viene affidata al papa.

La figura di direzione del 1197

Per il movimento di direzione primaria (figura redatta per il 28/9/1197 – arco di direzione 3,03 -), osserviamo il precisarsi di diverse figure significative della prematura perdita del padre.

Nel cerchio interno indichiamo le direzioni nel moto diurno, nel cerchio esterno le direzioni nel moto zodiacale, da osservare entrambe [25]. Inoltre, la legenda in figura indica i confini [26] a cui sono giunti gli astri.

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 ConfiniDeclinazioniDH
    
OroscopoMercurio-23.496.00
MediocieloMarte-11.640.00
SoleVenere-22.735.57
LunaMercurio+20.542.45
SaturnoGiove-23.015.71
GioveVenere+22.643.78
MarteVenere-11.513.50
VenereGiove-15.854.07
MercurioMercurio-23.194.41
FortunaMarte2.38
DaimonSaturno1.86

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Considerazioni

Cambiamenti importanti nella vita di Federico sono indicati dal mutare dei Signori dei Confini [27] del Mediocielo, del Sole e di Marte.

In questa natività i due significatori paterni, il Sole e Saturno, sono tra loro uniti, sono in un segno di un malefico e sono con la Sorte del Padre [28]. Per il periodo esaminato, è sufficiente il precisarsi dell’unione reciproca di Saturno e del Sole ad indicare, per Federico II, la perdita del padre. Inoltre, ora osserviamo che la Sorte del Padre sorge; Daimon è giunta alla Sorte di Base [29]; Marte giunge all’esagono di Mercurio (signore dell’agire) e Venere (signora del culmine) precisa la figura di trigono al Mediocielo e a Giove: il quadro composito può ben rappresentare i titoli (Re di Sicilia, Duca di Puglia e Principe di Capua) e i possedimenti che, solo dopo pochi mesi, il 18 maggio 1198, passeranno dal padre al figlio. Insieme a questo, osserviamo alcune figure dei due significatori materni, della Luna e di Venere: la Luna è in trigono a Saturno; per il moto di entrambi la Sorte di Nemesi [30] e la Luna sono unite strettamente e la Luna e Marte sono reciprocamente in quadrato; Venere osserva precisamente il Mediocielo e Giove: con la morte del padre, la reggenza e le responsabilità politiche del Regno passano alla madre che fa rinuncia dell’impero per il figlio minorenne e lo pone sotto la tutela del papa. Al tempo stesso vediamo i segni premonitori (le figure di Saturno e di Marte alla Luna) della malattia di Costanza d’Altavilla e della sua prematura morte.

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Re di Sicilia a quattro anni, morte della madre

Il 18 maggio 1198, a soli quattro anni, viene incoronato Re di Sicilia, Duca di Puglia e Principe di Capua, e viene affidato alla tutela del Pontefice Innocenzo III. Nello stesso anno, il 27 novembre, muore di dissenteria anche la madre di Federico II.

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La figura di direzione del 1198

Per il movimento di direzione primaria (figura redatta per il 27/11/1198 – arco di direzione 4,31 -), osserviamo il precisarsi di diverse figure significative della precocissima nomina a sovrano e della prematura perdita della madre.

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 ConfiniDeclinazioniDH
    
OroscopoMercurio-23.466.00
MediocieloMarte-12.100.00
SoleVenere-22.575.63
LunaMercurio+20.762.34
SaturnoGiove/Venere-22.885.78
GioveVenere+22.763.66
MarteVenere-10.913.57
VenereGiove-15.344.14
MercurioSaturno-23.274.30
FortunaMarte2.50
DaimonSaturno1.75

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Considerazioni

Gli aspetti descritti per il 1197 sono tutti presenti anche per l’autunno del 1198. Ora, si precisa meglio il trigono tra la Luna ed il Sole e, nel caso di Federico II, questo rappresenta un naturale passaggio nelle sue mani, senza che si presentino particolari ostacoli, dei poteri, dei titoli e dei possedimenti di entrambi i regali genitori.

Per la rapida morte di Costanza d’Altavilla sono indicativi gli aspetti, che riguardano il primo significatore materno (nella nostra ipotesi di nascita notturna), le figure tra la Luna e Marte (nello zodiaco e nel mondo) e tra la Luna e Saturno. Riguardo a Federico II, la figura di Mercurio con Marte, ancora presente; il giungere  di Saturno (DH 5.78) all’Ascendente; la Sorte della Necessità [31] che si unisce a Tyche e che è in trigono all’Ascendente, sono una responsabilizzazione estremamente precoce del fanciullo (ora mutano i Signori dei Confini di Saturno e di Mercurio) che deve crescere in fretta e cavarsela da sé, in solitudine e in autonomia. Questo potrebbe spiegare certi tratti ed eccessi del suo carattere di uomo adulto.

L’equidistanza tra Marte e Giove (per il moto di entrambi), costituisce la presenza di intrighi e di contese da cui presto deve guardarsi, l’insorgere di pericoli e di nemici da cui difendersi e che saranno, da ora in poi, una costante nella sua vita.

I primi anni

Attorno al giovane erede, rimasto orfano di padre a tre anni e di madre a soli quattro, si scatenarono da subito insidiose manovre: chi controllava Federico, infatti, governava sul Regno di Sicilia.

In previsione di ciò, la madre Costanza, morendo, aveva affidato la reggenza del regno e la tutela del figlio a papa Innocenzo III. Malgrado questo, però, furono i cavalieri tedeschi incaricati dallo zio di Federico, Filippo, che allora regnava in Germania, a prendere in mano la situazione nel regno meridionale e a occuparsi del bambino.

Durante questi anni Federico risiedeva normalmente nel palazzo reale di Palermo, oppure nel grande castello di Maredolce, non lontano dalla capitale del Regno, sotto la tutela di Gentile di Manopello, avendo come insegnante Guglielmo Francesco. Quanto al papa, Innocenzo III, consapevole della precoce personalità del ragazzo, in una epistola vaticinò con acuta chiaroveggenza l’atteggiamento che avrebbe assunto Federico  col trascorrere degli anni: “Quando questo fanciullo sarà giunto all’età del giudizio e apprenderà che fu la Chiesa a derubarlo della dignità imperiale, la combatterà in tutti i modi, rifiutando alla Chiesa l’obbedienza dovuta”.morendo, aveva affidato la reggenza del regno e la tutela del figlio a papa Innocenzo III. Malgrado questo, però, furono i cavalieri tedeschi incaricati dallo zio di Federico, Filippo, che allora regnava in Germania, a prendere in mano la situazione nel regno meridionale e a occuparsi del bambino.

Federico trascorse in questi anni la sua infanzia avventurosa. Più che per il particolare merito di maestri il ragazzo apprese molto da autodidatta. In questo lo aiutò una pronta intelligenza, una vivace curiosità e anche l’ambiente in cui si formava, crogiuolo e miscuglio di razze e di culture diverse. Eloquente fin da ragazzino, esuberante e vivace, autonomo nei suoi spostamenti in una Palermo poliglotta, apprese ben presto numerose lingue e, quel che conta di più, imparò a destreggiarsi, ancora piccolo, con grande disinvoltura nel tempestoso mare delle insidie che lo circondavano. In quel periodo Federico fu veramente abbandonato a se stesso. Libero da ogni controllo, vagava per conto suo per i vicoli dei mercati e i giardini della capitale dove si mescolavano popoli di ogni estrazione, dove le moschee musulmane sorgevano accanto alle chiese cristiane e per le piazze era tutto un andirivieni di gente presa dai suoi affari. Non mancavano giornate in cui il ragazzo correva il rischio di rimanere digiuno, se non fosse stato per la benevolenza di alcune famiglie palermitane che a turno lo ospitavano per offrirgli un boccone e un riparo per la notte.

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Incoronazione a re del Regno di Sicilia

Il papa Innocenzo III nel 1208 lo dichiara maggiorenne e nel 1209 ne combina il matrimonio con Costanza d’Aragona. Incoronato Re il 26 dicembre del 1208, a quattordici anni, Federico mostra subito di avere le idee chiare. I suoi primi pensieri sono rivolti al sud dell’Italia dove la situazione era tutt’altro che facile.

Durante gli anni della sua permanenza in Germania il regno di Sicilia era rimasto in balia dei comandanti militari tedeschi. Inoltre, feudatari e comunità cittadine avevano approfittato della debolezza della monarchia per estendere i loro domini e le loro autonomie. 

Il suo primo obiettivo era quello di rivendicare tutti i diritti regi che erano stati usurpati nel trentennio precedente. Federico decide di confiscare tutte le fortezze costruite abusivamente negli anni, rivendica i diritti dello Stato su passi, dogane, porti e mercati, e annulla le pretese dei signori locali e le esenzioni di cui godevano i mercanti stranieri.
Anche i feudi vengono riportati sotto il controllo del Re: Federico ne vieta la vendita senza la sua autorizzazione. Impone inoltre il suo necessario assenso per i matrimoni dei vassalli. Contemporaneamente Federico adotta misure per facilitare gli scambi e garantire la sicurezza delle strade.

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La figura di direzione del 1208

Per il movimento di direzione primaria (figura redatta per il 26/12/1208 – arco di direzione 15,23 -), osserviamo il precisarsi di diverse figure significative della sua incoronazione e del matrimonio, nel febbraio del 1209, con Costanza d’Aragona.

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 ConfiniDeclinazioniDH
    
OroscopoVenere-22.616.00
MediocieloMercurio-15.770.00
SoleMarte-20.585.64
LunaVenere+22.341.43
SaturnoSaturno/Marte-21.195.39
GioveSaturno+23.452.69
MarteMercurio-05.274.20
VenereGiove-10.344.74
MercurioMercurio-23.533.35
FortunaMercurio3.49
DaimonGiove0.84

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Considerazioni

A quattordici anni, anticipando la maggiore età di due anni, contro la volontà del papa, Federico si autoproclama re di Sicilia. Il 9 febbraio del 1209 sposa per procura la venticinquenne Costanza d’Aragona, colta e raffinata figlia di Alfonso II. Il matrimonio viene celebrato a Palermo il 15 agosto del 1209 e porta in dote a Federico 500 cavalieri armati.

Mutano i Signori dei Confini della Luna, di Mercurio, di Daimon, di Saturno e di Marte, ad indicare tante novità ed eventi nella vita di Federico II. Inoltre, osserviamo che i momenti della vita in cui aumenta il suo potere e la sua influenza comporta il precisarsi di figure di direzione del Sole, di Saturno, della Luna e di Giove.

Per il moto di direzione primaria ora si precisano molti aspetti significativi: il trigono tra il Sole e la Luna; l’equidistanza reciproca tra il Sole e Saturno; il trigono tra Giove ed il Sole; l’unione reciproca di Giove e Luna; Giove che è in trigono zodiacale e in quadrato nel mondo con Marte; Marte che è ancora in trigono al Mediocielo; Venere che è equidistante a Mercurio; Mercurio che è equidistante a Marte; il Sole che giunge alla declinazione di Mercurio.

Per quanto concerne le stelle culminano la stella Alphecca, la Corona Boreale (natura Venere/Mercurio), e Zubenschamali (β Lib, natura Giove/Venere); sorgono le stelle Dabih (β Cap, natura Saturno/Venere) e Scheat (β Peg, natura Mercurio/Marte); Betelgeuse (β Peg,  natura Marte) e Sirio (α Canis M., natura Giove/Marte) sono con la Luna; Aalmaz (η Aur, natura Marte/Mercurio) è con Giove; le stelle dell’occhio dell’arciere (ν1,2 Sgr, natura Sole/Marte) sono con Mercurio.

Si tratta di un momento decisivo in cui, il giovane Federico, conquista lo spazio che ritiene gli competa di diritto e per far questo intraprende una serie di iniziative, come dimostrano le figure che si riferiscono ai luminari, a Saturno, a Giove e ai “significatori naturali delle attività” (Mercurio, Venere e Marte).

Nei mesi che seguono si definiscono i termini del matrimonio politico tra il giovane Federico e Costanza d’Aragona (molto più grande di lui) e per questo avvenimento risultano chiaramente indicativi il trigono tra il Sole  e la Luna, l’unione reciproca tra la Luna e Giove, il trigono tra Tyche Giove, il trigono tra Giove e Marte: rappresentano il matrimonio regale che porterà a Federico II una ricca dote e, in futuro, nuovi possedimenti e territori.

L’ascesa al trono

Mentre Federico tentava di affermare la sua sovranità sul regno, osteggiato da rivolte in Sicilia e Calabria, improvvisi sviluppi nella politica imperiale gli presentarono ben più vaste prospettive.

L’imperatore Ottone IV, infatti, rivendicando diritti sul Regno di Sicilia, discese in Italia. Con ciò provocò la reazione di quanti ‒ il papa, il re di Francia e molti principi tedeschi ‒ osteggiavano un’unione tra l’Impero e il regno italiano. Federico fu il loro strumento e nel 1211, quando ormai Ottone sembrava avere il controllo dell’Italia meridionale, un’assemblea di principi tedeschi, deposto Ottone, decise di invitare in Germania Federico per incoronarlo re dei Romani e designarlo con ciò alla successione imperiale. Federico intraprese il viaggio verso nord e, in tal modo, obbligò Ottone a interrompere la sua campagna militare e a fare altrettanto. A quel punto la Germania si trovò di fatto divisa in due blocchi: la parte meridionale obbediva a Federico, quella settentrionale a Ottone. Questi nel 1214 veniva però rovinosamente sconfitto da truppe anglo-francesi nella battaglia di Bouvines. Ottone rimase sul trono fino alla morte, nel 1218, ma assai indebolito perché dopo Bouvines fu chiaro che Federico aveva vinto la sua partita.

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Otto anni in Germania

Nel gennaio del 1212 una delegazione di baroni tedeschi si reca a Palermo dove invita Federico in Germania per cingere la corona. Contro il parere della moglie e della corte, il sovrano accetta l’invito. In febbraio fa incoronare il piccolo Enrico re di Sicilia, affidando la reggenza alla moglie Costanza. Il 15 marzo parte da Messina con 4 navi e 500 uomini. Per il giorno di Pasqua si trova a Roma dove il popolo romano tributa al giovane svevo altissimi onori accogliendolo come futuro imperatore romano, secondo un’antica consuetudine. Papa Innocenzo III lo ospitò pagandogli le spese del soggiorno e finanziandogli anche la restante parte del viaggio. Federico, grato della favorevole accoglienza, rinnovò il suo giuramento di vassallaggio del Regno di Sicilia alla Chiesa e l’impegno a non cumulare la corona di Sicilia con quella di Germania. Il 20 luglio del 1212 viene accolto festosamente a Pavia. Diretto a Cremona, nei pressi di Piacenza subisce il primo attentato alla sua vita ad opera di un drappello di cavalieri milanesi che, in agguato, erano sul punto di impadronirsi del sovrano il quale scampa alla cattura guadando a nuoto il Lambro con miglior fortuna di suo nonno il Barbarossa.

Durante il viaggio veniva chiamato “ragazzo di Puglia” (anche se in Puglia non c’era mai stato). Non si sa bene in quali circostanze sia nato quest’appellativo. Certo in origine doveva avere un significato affettuoso per le popolazioni che lo ammiravano e dispregiativo per quelle che lo detestavano. Gli resterà comunque per il resto della sua vita, come si evince da una lettera speditagli il 4 gennaio del 1238 dai Brindisini.

Il 15 settembre giunge a Coira, in Svevia, per il 26 settembre convoca i principi svevi alla Dieta di Basilea e promulga la Bolla d’oro di Sicilia per regolare i rapporti con il regno di Boemia. Il 6 dicembre, il giorno di San Nicola, a Francoforte Federico è proclamato re dei romani da una grande assemblea di principi e di baroni. A Magonza, il 9 dicembre è incoronato re di Germania dall’arcivescovo Sigfrido. Federico festeggia il suo diciottesimo compleanno nel castello di Hagenau. Quindi progetta un lungo viaggio per le città ed i castelli della Germania che dopo aver conquistato con le armi, intende conquistare con la simpatia e la generosità. In pochi mesi, Federico era diventato signore di quasi tutta la Germania, impiegando pochi mezzi, ma suscitando intorno a sé molto favore e grandi simpatie.

Federico passerà otto lunghi anni in Germania, poi ci ritornerà solo un’altra volta, dal 1235 al 1237, per domare la rivolta del figlio. Ma per quanto ci è dato di sapere, non amava molto quella terra, della quale detestava il clima uggioso, il pallido sole e il paesaggio tetro e monotono. Quelli passati in Germania non furono anni di grandi realizzazioni e del resto se ne sa poco. Sopra ogni altra cosa però il giovane imperatore aveva ben chiaro il grande disegno della sua vita, che era quello di far grande l’Impero.  (“Federico II cronologia della vita, Renato Russo, Editrice Rotas, Barletta, 2000)

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L’incoronazione imperiale

Dopo otto anni di assenza, Federico torna in Italia diretto a Roma. Il 16 settembre 1220, dal lago di Garda, manda una delegazione al papa Onorio III, a Perugia, per concordare le modalità della sua elezione a imperatore. Il 22 novembre 1220 Federico viene incoronato imperatore a Roma dal papa e dopo 420 anni si ripete la solenne incoronazione di Carlo Magno.

“Tutte le più importanti monarchie e i più influenti principati convennero nella città dei papi per l’incoronazione dell’imperatore. Federico si era premurato di invitare anche la nobiltà siciliana, per saggiare la fedeltà dei suoi baroni. L’imperatore trovò una città in preda al disordine e alla guerriglia delle più importanti famiglie romane, molte delle quali erano governate dai cardinali della Curia in aspra contesa fra di loro. Durante il tragitto che lo avrebbe condotto in San Pietro, ricordando l’antico motto romano panem et circenses, l’imperatore fece lanciare in grande quantità monete alla folla assiepata lungo la strada.

Il papa, uscito in solenne processione dalla sacrestia di San Pietro, era ad attenderlo nella grande piazza della basilica su un altro trono. Dopo che Federico ebbe ossequiato il papa e insieme a lui reso omaggio alla tomba dell’apostolo Pietro, i due sovrani si portarono nella cappella di Santa Maria in Turribus dove avvenne la solenne incoronazione “per grazia di Dio e volontà del popolo”.

Federico giurò solennemente di farsi custode e difensore de papa e della Chiesa, quindi ricevette da Onorio la corona imperiale, la spada, lo scettro e il globo crocifero, e dalle mani del cardinale Ugolino dei Segni (il futuro Gregorio IX), assunse la croce, quale promessa solenne per organizzare una crociata in Terra Santa. Prese anche l’impegno di sterminare gli eretici e di tenere divisi i due regni di Sicilia e di Germania.

Fuori dalla basilica ebbe luogo una cerimonia che aveva sempre provocato forti contrasti, in passato, fra papi e sovrani. Federico resse la staffa a Onorio, quindi condusse per le briglie il cavallo del papa per alcuni passi, prima di salire pure lui in sella. Faceva parte del carattere di Federico fare concessioni alla simbologia medievale, purché non intaccasse la sostanza del suo potere. Ormai era imperatore consacrato, ed era chiaro che si sarebbe tenuto anche il regno di Sicilia.

Nella stessa giornata fu promulgato il nuovo Statuto della cristianità (…) una vera codificazione del nuovo ordine gerarchico che regolava i molteplici rapporti esistenti fra il potere civile e il papato. Nel viaggio di ritorno, fermatosi a Capua emana gli editti che prendono il nome dalla città campana. Prima ancora di mettere piede in Sicilia, già da Capua, e poco dopo da Messina, Federico predeterminò le grandi linee di intervento che avrebbero dato una svolta alla vita del Regno. Ma non erano frutto di improvvisazione, bensì il risultato delle riflessioni fatte nel lungo soggiorno in Germania.” (“Federico II cronologia della vita, Renato Russo, Editrice Rotas, Barletta, 2000)

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La figura di direzione del 1220

Per il movimento di direzione primaria (figura redatta per il 22/11/1220 – arco di direzione 27,74 -) osserviamo il precisarsi di diverse figure significative della sua incoronazione ad imperatore.

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 ConfiniDeclinazioniDH
    
OroscopoMercurio-20.186.00
MediocieloSaturno-19.170.00
SoleGiove-16.544.51
LunaMarte+23.360.39
SaturnoVenere-17.544.26
GioveMarte/Venere+23.371.58
MarteGiove+01.774.92
VenereMarte-03.385.43
MercurioGiove/Venere-22.862.27
FortunaVenere4.62
DaimonMarte0.21

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Considerazioni

Per il moto di direzione primaria ora si precisano alcuni aspetti significativi: l’unione di Venere al Sole ed il trigono alla Luna; l’unione di Saturno a Venere; il Mediocielo che giunge alla declinazione di Venere; il quadrato tra il Sole, Saturno e la Luna; l’unione di declinazione della Luna al Sole; il sestile di Saturno al Mediocielo; il trigono zodiacale di Saturno a Giove; l’unione del Sole a Mercurio; l’unione di declinazione di Daimon e di Mercurio al Sole e a Saturno. Per quanto concerne le stelle osserviamo che Antares [32] (natura Marte/Giove) è al Mediocielo; le Iadi (natura Venere) sono al Fondocielo; le stelle β e α dell’Acquario, Sadalsuud e Sadalmelik (natura Saturno/Mercurio), sorgono.

Venere domina il Mediocielo alla nascita e ora molti aspetti di Venere esprimono una realizzazione del proprio agire e di iniziative sui diversi ambiti del Regno. Il Sole, Saturno e la Luna (ed il culminare di Antares), danno la misura di un’importanza dell’evento: Federico diventa imperatore del Sacro Romano Impero con la legittimazione del papa e del popolo romano, quale risultato di una politica accorta con il papa e con i  comuni nell’area di influenza del papato.

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La rivoluzione solare dell’anno 1219

Dopo l’esame dei moti di direzione osserviamo la rivoluzione solare integrata dagli spazi di perfezione [33] (o profezione) del periodo. La rivoluzione è stata calcolata per il luogo di nascita e il giorno 26 dicembre 1219 alle ore 7,54 di T.U.

In ogni rivoluzione solare si osserva sempre lo spazio di perfezione dell’Anno (dell’Ascendente od oroscopo), da cui traiamo i signori dell’Anno. Osserveremo anche gli spazi di perfezione del Sole, della Luna e del Mediocielo, limitandoci qui a dei dati evidenti ed essenziali.

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 latitudinideclinazioniDHvisibilità
     
Sole-23.034.50
Luna+4.19+17.514.75
Saturno+1.97-17.120.01
Giove+0.66+20.925.97
Marte+3.96+27.094.78
Venere+0.71-22.252.11-18.57 (v.)
Mercurio+1.02-19.925.62-12.96 (t.e.)
Tyche3.26
Daimon3.26

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Perfezioni e figure della rivoluzione solare

Saturno è il signore della perfezione dell’Anno. Saturno si presenta nella perfezione del Mediocielo, si configura alla perfezione dell’Anno e del Sole, si configura al Sole, a Mercurio, alla Luna, a Giove e a Marte.

Saturno e Giove dominano la perfezione del Sole. Giove si oppone alla perfezione dell’Anno  e a Mercurio, ha la declinazione del Sole, si configura a Saturno, a Daimon ed al nodo lunare.

Marte e Giove dominano la perfezione del Mediocielo. Marte è in trigono al Mediocielo e a Saturno, è al suo ventre ed al picco di declinazione, si oppone al Sole ed è equidistante alla Luna. Giove è in trigono alla perfezione del Mediocielo, è in quadrato sovreminente a Saturno, ha vicinanza di declinazione al Sole ed è in ricezione con Marte (in Cancro).

Mercurio e Marte [34] dominano la perfezione della Luna. Daimon ed il nodo lunare sono nella perfezione della Luna e la Luna vi si configura per esagono. Mercurio è appena sorto, è al tramonto eliaco, si presenta nella perfezione dell’Anno, si oppone a Giove ed è in esagono a Saturno ed al Mediocielo. Marte è sul finire dei gradi della perfezione della Luna, è in  trigono alla perfezione del Sole, si oppone al Sole ed è in trigono a Saturno ed al Mediocielo.

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Considerazioni

Saturno è il signore dell’Ascendente annuale e del Sole. Ora prende la signoria dell’Anno e del Sole (con Giove) e si presenta nella perfezione del Mediocielo e al culmine della rivoluzione solare,  riceve il trigono di Marte (suo signore) ed il quadrato sovreminente di Giove (nella sua Esaltazione). In questa figura i pianeti superiori sono in ricezione e configurati al Mediocielo. Inoltre, come in direzione, anche nella rivoluzione solare culmina la stella Antares (natura Marte/Giove).

Il Sole e la Luna sono in una larga equidistanza e Giove e Venere sono uniti per declinazione al Sole.

Mercurio è appena sorto in rivoluzione solare ed è al tramonto eliaco (il giorno 25 è visibile), si presenta nella perfezione dell’Anno (e ne assume la signoria), è opposto a Giove e, con il Sole, si configura al Mediocielo e a Saturno (il signore dell’Anno).

Marte è prossimo  al suo ventre (il picco vi sarà il 4 gennaio 1220 con lat. -4,03) e al picco di declinazione (decl. +27,09), è opposto al Sole, è equidistante alla Luna ed è in trigono a Saturno ed al Mediocielo: nel suo movimento in Cancro, si applica all’unione di Giove (con cui è in ricezione).

La Luna è al ventre [35] settentrionale (che raggiunge il 28 dicembre con lat. +5,15), è in settima Casa, è configurata al Mediocielo, è in quadrato sovreminente a Saturno ed è in trigono a Venere: nel suo movimento in Leone si separa dal trigono di Venere e si applica al quadrato di Saturno e all’esagono di Daimon e del nodo lunare nord.

Il complesso delle figure indica un  compimento, una realizzazione fondamentale e un anno straordinario nella vita di Federico II in cui “forza la mano” e “rompe” con le strategie attuate in precedenza. Questo, per molti aspetti e da adesso in poi, comporterà innumerevoli cambiamenti e, da subito, pericoli e conflitti.

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La crociata

Il 25 luglio 1215 lo Svevo venne incoronato re dei Romani ad Aquisgrana. In quella stessa occasione egli s’impegnò a bandire una crociata. Nulla seguì per anni ‒ era stato intanto incoronato imperatore a Roma nel novembre 1220 ‒ e un nuovo papa, Gregorio IX, nel 1227 lo colpì per ciò con la scomunica.

Federico fu costretto a partire, ma la sua fu un’impresa particolare: invece di combattere intavolò un lungo negoziato con il nemico, il sultano d’Egitto, ottenendo la consegna di Gerusalemme, Betlemme, Nazareth e garanzie di movimento per i pellegrini. Durante le trattative si intrattenne in discussioni filosofiche e scientifiche con dotti musulmani, il che gli procurò critiche e accuse di miscredenza. Il 17 marzo del 1229 Federico entra nella Città Santa, il 18 marzo si incorona re di Gerusalemme, nel tempio del Santo Sepolcro.

Era il primo sovrano a conquistare Gerusalemme, sia pure in modo incruento, dopo Goffredo di Buglione. Si recò al Santo Sepolcro con tutto il suo seguito di dignitari e numerosi cavalieri. Non si poté celebrare messa perché il tempio era scomunicato. Federico, avvicinatosi all’altare, prese la corona e se la pose sul capo. Subito dopo Ermanno di Saltz lesse un proclama col quale spiegava gli avvenimenti, giustificava l’imperatore e auspicava una riconciliazione col papa nell’interesse della cristianità. La scena era illuminata dalla luce di mille candele.” (“Federico II cronologia della vita”, Renato Russo, Editrice Rotas, Barletta, 2000)

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Federico e il Regno di Sicilia

Lasciata la Germania, che abbandonò sostanzialmente al suo destino, Federico si stabilì nel Regno di Sicilia, che egli si impegnò fortemente a trasformare. Riformò i tribunali e l’amministrazione del regno, riorganizzandone le strutture e

creando nuove figure di funzionari. Emanò una importantissima serie di leggi tra cui le Costituzioni di Melfi (1231),con le quali si sforzò di realizzare uno Stato organizzato e coerente che non prevedeva soltanto obblighi dei sudditi nei confronti del governo, ma anche dello Stato nei confronti dei sudditi. Era una novità assoluta e in molti hanno visto in lui il primo sovrano di stampo moderno. Federico stimolò anche l’economia del regno, intervenendo sulla struttura produttiva e cercando di rivitalizzare le città, alcune delle quali (Augusta e Altamura) fondò egli stesso. Nel 1224 Federico istituì a Napoli la prima università statale.

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L’Università di Napoli

A quel tempo Napoli era solo la piccola capitale di un modesto ducato, rispetto a Capua o a Benevento che erano i centri di importanti province. Decidendo di farne la sede della sua Università, Federico la dotò  di una istituzione che sarebbe stata determinante, nei secoli successivi, a farne la più grande città del Mezzogiorno. Come al solito Federico fu meticoloso nella enunciazione del suo progetto che ci è arrivato attraverso la Chronica di Riccardo di San Germano. Dopo aver spiegato il suo desiderio dcreare una fonte di scienze e un seminario di dottrina che non obbligasse i giovani a emigrare lontano, il sovrano si diffondeva sulla serietà dello studio, sulle qualità  che debbono avere i professori, sulle materie di insegnamento, persino sugli alloggi degli studenti (mancano invece riferimenti sulla durata dei corsi di laurea che si presume però dovessero andare da tre ai sei anni) e introdusse le prime borse di studio per studenti poveri.

Inoltre, per incoraggiare le iscrizioni, con lo spirito di una vera e propria moderna agenzia pubblicitaria, fece diffondere una circolare con la quale metteva personalmente in luce i vantaggi che venivano dall’iscrizione all’Università di Napoli, anziché a quella di Bologna: la vicinanza con le famiglie, il risparmio dalle fatiche del viaggio, la protezione dai banditi, le sopportabili spese di iscrizione, la convenienza dell’alloggio a prezzo fisso, la possibilità di prestiti agli alunni bisognosi, l’assicurazione di un pasto statale per i più bravi. L’università di Napoli diventerà centro di vita culturale del Regno e fucina dove preparare soprattutto giudici, notai e funzionari della Cancelleria. Era la prima istituzione del genere in Italia, statale e laica, non sottoposta ad alcuna ingerenza monastica. Tanti i docenti illustri che possono essere ricordati. Fra i più illustri allievi si distinguerà Tommaso d’Aquino, il doctor angelicus, che presso quell’Università approfondirà i suoi studi su Aristotele. (“Federico II cronologia della vita, Renato Russo, Editrice Rotas, Barletta, 2000)

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Le sue opere

L’impegno di Federico per la popolazione e la terra del Meridione si intensifica con l’impulso che dà alla Scuola Medica di Salerno, e con la promulgazione da Melfi delle Costituzioni, che diedero l’ossatura al suo Stato centralizzato. Su una collina della Capitanata in Puglia, fa edificare, tra gli altri, il celebre Castel del Monte, che egli stesso progetta. 

Innovativo anche in campo giudiziario, Federico II pone il criterio di equità al centro del suo impegno ad amministrare la giustizia senza eccezioni di sorta nel confronti di nessuno. Viene enunciato il culto della pace, di cui il re si fa garante. In questo compito i giudici svolgono, in nome del sovrano, una funzione pressoché sacra, un intento che viene confermato da alcune puntuali correlazioni: il giuramento imposto a tutti i ministri di agire con equità, l’irrigidimento dei criteri di selezione ed il forte impegno per elevare il livello culturale dei funzionari regi.

In campo economico, Federico lotta nelle principali città del Sud, contro l’usura: a Napoli e Bari soprattutto vi erano quartieri ebraici in cui si svolgevano attività di prestito di denaro con restituzione di interessi. Federico non desidera che gli ebrei siano vittime dei cristiani, ma non vuole nemmeno che vi sia un disequilibrio. Riconduce le attività economiche degli ebrei sotto il controllo pubblico, accordando loro protezione, imparziale giustizia e garanzia dei diritti, come a tutti gli altri sudditi del regno.

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Rimando

La complessità del personaggio e la ricchezza delle vicende del periodo hanno richiesto un seguito che verrà pubblicato nei prossimi giorni.

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Note

[1] Gli Hohenstaufen (o anche Staufer o Staufen) furono una famiglia nobile originaria della Svevia (nell’attuale Germania).

Il nome “Hohenstaufen”, che significa letteralmente “Alto Staufen”, ha origine nel XIV secolo, quando fu usato per la prima volta per distinguere la collina chiamata Staufen (Alpi sveve), dal villaggio omonimo nella valle sottostante. Il nome “Staufen” deriva da ex stouf che significa il calice, ed è stata usata nel Medio Evo per indicare i colli conici in Svevia. La famiglia deve il proprio nome dal loro primo castello, che venne costruito lì nella seconda metà dell’XI secolo (chiamato appunto Hohenstaufer per distinguerlo dagli altri).

La vicenda politica del casato Hohenstaufen ebbe inizio nel 1079 con il conferimento a Federico il Vecchio del titolo di duca di Svevia. Nel 1138 il figlio Corrado fu eletto imperatore del Sacro Romano Impero dalla dieta di Coblenza.

Il casato manterrà il titolo imperiale con Corrado III (11381152)Federico I Barbarossa (11551190)Enrico VI (11911197), Federico II (12201250) e Corrado IV (12501254). Gli ultimi tre imperatori furono anche re di Sicilia.

La casata degli Hohenstaufen si estinse in linea maschile diretta con Manfredi e Corradino di Svevia, autori di due tentativi falliti di riconquistare il trono imperiale nel 1266 e 1268. Attraverso la discendenza di Costanza, figlia di Manfredi, i sovrani d’Aragona rivendicarono la successione al trono di Sicilia. Oggi, per via femminile, molte tra le maggiori dinastie europee possono rivendicare una discendenza dalla casata degli Hohenstaufen.

[2] I Normanni (da Nordmanni o Nordmaenner, ossia “Uomini del Nord”) erano un popolo vichingo di origine danese e norvegese che diede il proprio nome alla Normandia, regione nel nord-ovest della Francia. Discendevano dai pirati, guerrieri e conti norreni che dopo varie scorrerie su suolo francese decisero di giurare fedeltà al re Carlo III dei Franchi occidentali in cambio di una vasta superficie territoriale nel Nord della Francia (allora territorio dei Franchi occidentali). Ultimamente però il termine Normanni viene utilizzato per descrivere tutte le popolazioni scandinave del periodo che va dal IX al XII secolo.

Nonostante fossero in prevalenza contadini, si dimostrarono grandi navigatori. Senza bussola e carte di navigazione, raggiunsero i territori delle Fær Øer, l’Islanda, la Groenlandia, il Labrador (normanni norvegesi), la Gran Bretagna (tranne il Galles; normanni dani) e, risalendo il corso di fiumi che avevano la foce nel Mar Baltico, la futura Russia e l’Ucraina (Rus’ di Kiev; normanni svedesi o variaghi).

I Normanni si stabilirono con successo anche lontano dalla Normandia. Prima della conquista dell’Inghilterra, gruppi di Normanni si diressero verso il sud Italia (1000-1016), inizialmente prestando i loro servizi per vari compiti, come la protezione a pagamento dei pellegrini che si recavano o tornavano dal santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo nel Gargano. Successivamente furono ingaggiati come mercenari nella difesa delle città costiere dagli attacchi dei saraceni e soprattutto nelle ribellioni anti-bizantine in Puglia. Guidati da Harald Hardrade di Norvegia, detto Guglielmo Braccio di Ferro ( soprannome datogli per aver trafitto con la spada l’emiro di Siracusa), e di Drogone d’Altavilla, agli ordini del generale bizantino Giorgio Maniace, nel 1040, contribuirono alla temporanea riconquista della città di Siracusa allora in possesso degli Arabi . Un gruppo di Normanni con almeno cinque fratelli della famiglia Drengot combatté i Bizantini in Puglia sotto il comando di Melo di Bari. Sconfitto a Canne Melo riparò a Bamberga, in Germania, dove morì nel 1022.

I Normanni riuscirono ben presto a cacciare dal Meridione la presenza bizantina con ripetute spedizioni che si conclusero con la conquista a opera di Roberto il Guiscardo della città di Reggio Calabria, dove egli confermò il suo titolo di duca di Calabria. Gli Altavilla così poterono ben presto dedicarsi alla Sicilia.

Ruggero Bosso d’Altavilla, fratello di Roberto, alla testa di un folto gruppo di cavalieri nel 1061 sbarcò a Messina e invase l’isola (allora sotto dominio saraceno), riuscendo nel 1072 ad arrivare a Palermo, che venne poi eletta capitale. Mentre Boemondo I d’Antiochia, figlio della prima moglie di Roberto, diventava verso la fine del 1088 sovrano incontrastato del Principato di Taranto, Ruggero I formava il Regno di Sicilia.

[3] La Sizigia è il novilunio o il plenilunio che precede la nascita ed è come una matrice che influenza i “caratteri fondamentali” di tutte le nascite dei giorni successivi fino al successivo novilunio/plenilunio. Il novilunio ha natura solare e fa parte dell’hairesis diurna. Il Plenilunio ha natura lunare e fa parte dell’hairesis notturna. Per l’argomento della durata della vita viene osservato preferenzialmente il novilunio nelle nascite diurne ed il plenilunio nelle nascite notturne.

[4] La distanza oraria si riferisce alla suddivisione del giorno in 24 ore ed è la misura oraria dell’astro osservato nella sua posizione relativa rispetto alla linea meridiana (asse fondocielo/mediocielo) ed alla linea dell’orizzonte (asse ascendente/discendente). I valori in distanza oraria (DH) indicati nella figura di direzione partono da un valore zero in prossimità del meridiano e determinano i quattro quadranti di sei ore l’uno del cerchio completo, nel seguente modo: dal fondocielo all’ascendente e dal fondocielo al discendente da 0 a 6 ore; dal mediocielo all’ascendente e dal mediocielo al discendente da 0 a 6 ore. Questo significa dire che l’astro situato esattamente sulla cuspide della seconda, dell’undicesima, della nona e della quinta Casa ha un valore di distanza oraria pari a 2 ore (DH 2.00); l’astro situato precisamente sulla cuspide della prima, della dodicesima, dell’ottava e della sesta Casa ha un valore di distanza oraria di 4 ore (DH 4.00), e così via.

[5] In questa colonna viene fornito il dato della visibilità degli astri per il giorno della nascita. Con la sigla v. intendiamo “visibile” o fuori dai raggi del Sole; con la sigla n.v. intendiamo “non visibile” o sotto i raggi (invisibilità e combustione). Con la sigla l.e. indichiamo la “levata eliaca” (che può essere mattutina o vespertina), con t.e. il “tramonto eliaco” (mattutino o vespertino). Con la sigla c. intendiamo la “combustione” del pianeta molto vicino al Sole, entro i tre gradi.

[6] Domicilio: è la prima dignità in ordine di importanza, il luogo dello zodiaco dove il pianeta ha più forza, ed indica benefici permanenti. Ciascun pianeta ha un domicilio diurno ed uno notturno, tranne i luminari che hanno un solo domicilio. Saturno ha il proprio domicilio in Capricorno e in Acquario, Giove in Sagittario e in Pesci, Marte in Scorpione e in Ariete, Venere in Bilancia e in Toro, Mercurio in Vergine e in Gemelli, il Sole in Leone, la Luna in Cancro.

[7] Signori della triplicità/trigonocratori: nel giorno/nella notte:

Triplicità di fuoco Ariete, Leone, Sagittario Sole Giove

Triplicità di terra Toro, Vergine, Capricorno Venere Luna

Triplicità di aria Gemelli, Bilancia, Acquario Saturno Mercurio

Triplicità di acqua Cancro, Scorpione, Pesci Venere Marte

Doroteo di Sidone e gli arabi assumevano tre signori del Trigono o trigonocratori: primo trigonocratore, secondo trigonocratore e partecipante; e suddividevano i tempi della vita, del matrimonio e di tutte le questioni, in tre parti. Nell’esperienza fatta finora, con l’intento di cogliere dati essenziali e certi, è pienamente efficace l’osservazione di due soli trigonocratori.

[8] Il confine o termine è la prima delle due dignità minori e consiste nella divisione di ciascun segno zodiacale in cinque settori di ampiezza variabile, ognuno dei quali viene assegnato ad uno dei cinque pianeti, esclusi i due luminari. I sistemi di divisione dei segni in confini riportati nell’astrologia classica sono tre: un sistema caldeo, uno egizio (a cui ci si riferisce nell’articolo) ed uno tolemaico.

[9] Acronico: è l’astro opposto al Sole, che sorge mentre il Sole tramonta, o viceversa (akronyktos).

[10] Ricezione: è, in un’applicazione, il riconoscimento di natura da parte degli astri che uniscono le loro luci. Avviene in due modi: quando il pulsans è nelle dignità del receptor (Mercurio in Capricorno che si applica a Saturno in Toro) e quando il receptor è nelle dignità del pulsans (la Luna in Vergine che si applica a Saturno in Toro). Perché la ricezione sia efficace gli astri non devono essere indeboliti dalla combustione, dall’esilio, dalla caduta, dalla retrogradazione.

Ricezione mutua: è una ricezione in cui entrambi gli astri sono l’uno nelle dignità dell’altro. Per esempio la Luna che si congiunge a Venere nel segno del Toro, stando la prima nel domicilio di Venere e la seconda nell’esaltazione della Luna.

[11] In una coppia di pianeti è sovreminente, per il moto orario diurno, quello tra i due che è sorto prima, che risulta destro, più orientale. Tale condizione è massimamente operativa nella figura di quadrato ma si osserva nei vari aspetti ed anche nella congiunzione tra pianeti. Tale efficacia è integra sempreché il pianeta “destro” sia sopra l’orizzonte o, quantomeno, non si sia ancora separato dal cardine dell’ascendente o del discendente. 

[12] Con il termine “testimoniare”, “testimonianza”, comprendiamo vari tipi di configurazioni dei pianeti e dei  luminari; oltre agli aspetti planetari (nel mondo, nello zodiaco, per declinazione) ci si riferisce alle fasi dei pianeti rispetto al Sole ed alla Luna; alle figure caratterizzate da “commistioni di natura” dove l’aspetto planetario è largo o non è presente ma vi sono scambi di dignità e di domini; alla doriforia e così via.

[13] Nelle 24 ore, del giorno, sono tanti i momenti in cui, secondo “cause precedenti”, che riguardano la “formazione di corpo e spirito”, la nascita dei bimbi è possibile. Secondo questa concezione, le fasi di formazione dell’embrione, dal concepimento alla nascita, devono seguire un ritmo armonico, esprimere un’assonanza che consente il compimento della gestazione. A questa concezione risponde la tecnica che è di Tolomeo e del suo tempo. Seguendo questa tecnica, ricercheremo, nel giorno di nascita, quei momenti in cui è possibile nascere. Si tratta di quelle “aperture delle porte” in cui i pianeti formano rapporti di eguaglianza numerica in virtù dei loro moti, isaritmie (che devono essere considerate secondo il moto orario), rispetto al sorgere o al culminare. Tali momenti possono essere pochi o tanti, ma la nostra scelta deve riguardare solo quei rapporti che si creano tra quel pianeta, che ha un chiaro dominio al tempo della sizigia e che troviamo riconfermato, per diritti, forza, operatività, concordia di hairesis, nel tema di nascita. Sul modo di verificare le isaritmie si rimanda all’articolo del sito “La naturalità del nascere”.

[14] “Se qualcuno nasce al sorgere o al culminare di Arturo, natura Giove/Marte ( …) fa coloro che hanno una tale disposizione, illustri generali che sottomettono regioni e città e popoli, coloro che governano, che sono portati all’agire, gli insottomessi, coloro che parlano schiettamente, che hanno il gusto della lotta, che conducono a termine i loro propositi, efficaci, virili, vittoriosi, che danneggiano i propri nemici, opulenti e forse ricchissimi, d’animo grande e ambiziosi e generalmente non muoiono di buona morte; nascono inoltre gli amanti della caccia, i conoscitori e i proprietari di cavalli e quadrupedi.” (Anonimo dell’anno 379 – Stelle lucide, passionali nocive, soccorritrici – trad. Giuseppe Bezza da CCAG pp. 194-211)

[15] Si chiarisce che qui viene presa in considerazione la misura, proposta da Schoch, della quantità dell’arco condotto dallo zenith al nadir e passante per i luoghi dell’astro e del Sole, tale da consentire la prima o ultima visibilità dell’astro ad oriente (levante) o ad occidente (tramonto); per Mercurio tali valori vanno da -13.00 a -9.50 (se tramonta o sorge mattutino o vespertino); per Venere tali valori vanno da -5.80 a -5.20 (se tramonta o sorge mattutino o vespertino); per Marte tali valori vanno da -14.50 a -13.20 (se tramonta o sorge mattutino o vespertino); per Giove tali valori vanno da -9.00 a -7.50 (se tramonta o sorge mattutino o vespertino); per Saturno tali valori vanno da -13.00 a -10.30 (se tramonta o sorge mattutino o vespertino). Per valori inferiori di segno negativo) il pianeta è invisibile o combusto, per valori superiori (di segno negativo) ma vicini a quelli proposti, vi è la condizione di visibilità e di una maggior forza ed operatività.

Arcus visionis: (a.v.) è l’arco di depressione sotto l’orizzonte, o altezza negativa, che il Sole deve avere perché un corpo celeste che sorge o che tramonta prima o dopo il Sole risulti visibile all’occhio umano. Ciascun corpo celeste, sia esso una stella o un pianeta, ha un diverso arcus visionis che dipende dalla sua magnitudine apparente: maggiore è la luminosità del corpo celeste, minore è il suo arcus visionis, ovvero l’astro può essere visibile all’orizzonte anche con un cielo più chiaro. Per un corretto calcolo dell’arcus visionis occorre considerare la differenza in azimut tra il luogo in cui sorge (o tramonta) l’astro e quello in cui sorge (o tramonta) il Sole.

[16] L’Esaltazione è la seconda dignità in ordine di importanza, il luogo dello zodiaco dove i pianeti mostrano il primo apparire della loro qualità. Gli effetti dell’esaltazioni sono i più repentini ed appariscenti. Saturno ha la propria esaltazione in Bilancia, Giove in Cancro, Marte in Capricorno, Venere in Pesci, Mercurio in Vergine, il Sole in Ariete, la Luna in Toro.

[17] Il Sole essendo al sorgere, al grado levante, mattutini sono gli astri nel I e III quadrante, vespertini nel II e IV. Vedasi il commento a Tolemeo di  ´Alī ibn Ridwān, pag. 868 di “Arcana Mundi”, Giuseppe Bezza, 1995. Si pone il Sole all’oroscopo e la sua ascensione obliqua sarà l’ascensione obliqua dell’asse orizzontale; ad essa sottrarremo 90° per ottenere l’ascensione retta dell’asse verticale. Quindi, sistemeremo i pianeti nei quattro quadranti così determinati secondo le loro ascensioni oblique o discensioni oblique.

[18] Per questa e per le altre sorti indicate nell’articolo ci riferiamo al sistema di calcolo successivo a quello adottato da Placido Titi e da Adriano Negusanzio. Qualche anno dopo la morte di Placido, nella ristampa della Coelestis Philosophia del 1675, Francesco Brunacci e Francesco Maria Onorati propongono un metodo di calcolo che mantiene la stessa struttura del calcolo del Placido ma viene svolto interamente sull’equatore operando con l’ascensione obliqua dell’oroscopo e con le ascensioni miste (am) dei luminari, ovvero con le aoch nell’emisfero ascendente e con le doch in quello discendente, in modo da ottenere l’ascensione mista della sorte. Sulle argomentazioni teoriche e le modalità del calcolo, si segnala l’articolo pubblicato all’interno del sito www.cieloeterra.it dell’associazione Cielo e Terra “La sorte oraria, il vero oroscopo lunare”, di Marco Fumagalli, che amplia quanto già indicato nell’altro suo articolo “il calcolo delle sorti secondo Placido Titi” (pubblicato su Linguaggio Astrale n. 103 di giugno 1996).

La Sorte di Fortuna, Tyche, in ogni genitura può rappresentare il corpo, la vita, le acquisizioni, le sostanze materiali, la convivenza, il matrimonio e quanto viene condiviso nella vita di coppia. In ambito religioso, sono i beni condivisi nella comunità e la comunione con gli altri. Come la Luna, può esprimere qualcosa riguardo la casa, il domicilio, il luogo in cui si vive.

La Sorte di Eros, Sorte di Venere, esprime il personale modo di vivere l’amore, i desideri, le brame; insieme a Basis, riguardo il temperamento ed il fisico, esprime la qualità della vitalità e del vigore fisico.

La Sorte delle Nozze, per l’uomo e per la donna, esprime la natura e le caratteristiche della relazione. In tema femminile, indica il marito e le questioni  che riguardano il marito e le relazioni.

[19] Quadranti: sono le quattro parti in cui l’orizzonte e il meridiano dividono la sfera locale: il primo quadrante è compreso tra l’orizzonte orientale e il meridiano superiore, il secondo tra il meridiano superiore e l’orizzonte occidentale, il terzo tra l’orizzonte occidentale e il meridiano inferiore, il quarto tra il meridiano inferiore e l’orizzonte orientale.

[20] La Sorte del Genio, Daimon, in ogni genitura può rappresentare l’intelletto, l’animo, il comportamento, i desideri profondi e le istanze interiori che indirizzano le scelte importanti della nostra vita.

[21] Vis luminis: (o anche vis corporis) è l’area circolare che ogni pianeta ha attorno a sé e che determina la sua sfera di influenza (sphera activitatis) per congiunzione o per aspetto. Il raggio della vis luminis è diverso per ogni pianeta. I valori accettati dalla maggior parte degli autori sono 15° per il Sole, 12° per la Luna, 9° per Saturno e Giove, 8° per Marte, 7° per Venere e Mercurio.

[22] Signori della triplicità/trigonocratori: nel giorno/nella notte:

Triplicità di fuoco Ariete, Leone, Sagittario Sole Giove

Triplicità di terra Toro, Vergine, Capricorno Venere Luna

Triplicità di aria Gemelli, Bilancia, Acquario Saturno Mercurio

Triplicità di acqua Cancro, Scorpione, Pesci Venere Marte

Doroteo di Sidone e gli arabi assumevano tre signori del Trigono o trigonocratori: primo trigonocratore, secondo trigonocratore e partecipante; e suddividevano i tempi della vita, del matrimonio e di tutte le questioni, in tre parti. Nell’esperienza fatta finora, con l’intento di cogliere dati essenziali e certi, è pienamente efficace l’osservazione di due soli trigonocratori.

[23] Enrico, nacque alla fine dell’anno 1165 a Nimega (ora Nijmegen in territorio olandese), dell’imponente Federico I Barbarossa e Beatrice di Borgogna, fu presto incoronato re dei tedeschi dall’arcivescovo di Colonia ad Aquisgrana nell’agosto del 1170 e dopo la morte del padre imperatore (del 1191). Il giovane Enrico fu bene istruito, conosceva bene il latino, aveva ben appreso il diritto romano e il diritto canonico, era interessato all’arte e alle scienze. Secondo alcune fonti furono suoi precettori Konrad von Querfurt e Goffredo da Viterbo. Molti storici ritengono che la chiave per le sue ambizioni espansionistiche fu il Regno di Sicilia, che poi comprendeva tutta l’Italia a sud di Roma e alcune aree costiere del Mediterraneo nei Balcani e Nord Africa; gran parte dell’Italia del nord faceva già parte dell’impero. Il 29 ottobre 1184 ad Augusta fu reso noto l’accordo tra Federico I ed il re di Sicilia Guglielmo II relativo al fidanzamento di Enrico con Costanza d’Altavilla figlia postuma di Ruggero II di Sicilia. 

Nell’estate 1185 Costanza, accompagnata da uno stuolo di principi e baroni, partì da Palermo alla volta di Milano, dove dovevano celebrarsi le nozze. Le nozze furono celebrate nella chiesa di Sant’Ambrogio, il 27 gennaio del 1186, papa Urbano III non presenziò alla cerimonia.  In quella occasione Enrico fu anche incoronato re d’Italia. Il matrimonio di Costanza con Enrico VI è stato fondamentale per l’acquisizione dell’Italia meridionale da parte della Casa sveva. Molto probabilmente se nel 1186 non si fosse celebrato questo matrimonio o se Guglielmo II avesse avuto un erede, l’Impero non avrebbe messo le mani sul Regno di Sicilia. Con la morte dell’Imperatore, il 28 settembre 1197, il Regno di Sicilia tornò nuovamente nel caos. Ad Enrico succedette il figlio di appena tre anni, il futuro Federico II. La moglie Costanza, che gli sopravvisse poco più di un anno, fu reggente nel Regno.

[24] Il territorio che si estende dai Vosgi alle Alpi, delimitato dalla Borgogna Transgiurana e la foresta Nera (inclusa), e che durante il periodo dei regni dei Franchi carolingi era stato denominato Alemannia e organizzato in regno, dopo la riforma tra il IX e il X secolo delle contee nel regno dei franchi orientali, cominciò ad essere denominato Svevia e il ducato che sorse su quel territorio fu chiamato ducato di Svevia.

Il ducato, dopo le difficoltà iniziali, ebbe un notevole sviluppo e nel corso del XII secolo, con il Casato di Hohenstaufen, raggiunse la massima espansione (a oriente raggiunse i bacini del Lech e dell’Inn, a occidente l’Alsazia, oltrepassando la riva sinistra del Reno e a sud raggiunse le valli alpine svizzere e italiane), ma poche decine di anni dopo iniziò la decadenza finché, alla morte dell’ultimo duca, Corradino di Svevia, senza eredi, il ducato si disintegrò in varie contee, città e abbazie libere, alcune delle quali si mantennero tali sino alla Reichs deputations hauptschluss del 1803.

[25] Il movimento di direzione primaria rappresenta una rotazione della volta celeste, della sfera locale che, partendo dalla posizione iniziale all’istante della nascita, si muove secondo il moto diurno. 

La direzione nel mondo è quando un astro si muove nel suo moto diurno, però, muovendosi nel suo moto diurno resta fermo nel suo grado zodiacale, allora la sua virtù rimane impressa in questo grado zodiacale.

La direzione nello zodiaco è quando un astro rimane fisso nella sua posizione nel mondo e tutti i gradi dello zodiaco salgono a lui. Allora, dire che un astro rimane fisso nella sua posizione nel mondo, ad esempio in decima Casa, è dire che la sua virtù nel mondo permane e non si muove, e tutti i gradi dello zodiaco salgono indicando i cambiamenti e il mutare delle cose.

[26] Si rimanda a quanto contenuto nella nota 8.

[27] Signore dei Confini o Divisore di un significatore, per un dato periodo di tempo, è il pianeta che domina i confini del grado eclittico in cui giunge la direzione nello zodiaco del significatore stesso. Il divisore assume un dominio sul significatore per tutto il periodo durante il quale la direzione rimane entro i suoi confini, e condivide questo dominio con il suddivisore. Suddivisore di un significatore per un dato periodo di tempo, è il pianeta che ha ricevuto per ultimo la direzione del significatore, nello zodiaco o nel mondo. Il Suddivisore assume un dominio sul significatore e lo mantiene finché quest’ultimo compie una direzione ad un diverso pianeta (spiegazione contenuta nel glossario del sito www.cieloeterra.it).

[28] La Sorte del Padre indica il padre e, per la condizione del dominatore della sorte, le questioni  che riguardano il padre: solitamente precisa delle figure nei momenti significativi per il padre.

[29] La Sorte del Fondamento, Basis, è la sorte che, secondo la tradizione, esprime il fondamento, l’origine, il legame tra corpo e anima. Indica qualcosa riguardo ciò che può costituire il baricentro personale, e che può rappresentare, una volta compreso, il punto fermo, il punto di equilibrio.

[30] La Sorte di Nemesi, Nemesis, può rappresentare esperienze in cui bisogna confrontarsi con difficoltà impegnative che insorgono, ansie ed affanni.

[31] La Sorte della Necessità, Ananke, può esprimere le difficoltà che si possono presentare nei legami e nella vita in generale, il destino; in dati casi gli accidenti violenti.

[32] Antares, il cuore dello Scorpione, per la natura Marte mista a Giove Esichio la chiama “tiranno”. Se alla nascita sorge o culmina dà onori ed elevazione quando è commista a pianeti benevoli, si comporta all’opposto, se è commista ai malevoli. Quando in direzione giunge al Mediocielo è indicativa di “grandi onori” e di “grande elevazione”.

[33] Un’importanza capitale, nella previsione degli eventi futuri, è accordata alle rivoluzioni degli anni. La procedura consiste nel determinare una figura del cielo al momento in cui il Sole ritorna al medesimo minuto zodiacale in cui si trovava alla nascita. Essa era associata ad una progressione regolare e costante del moto diurno mediante la quale venivano stabiliti i luoghi annui dei significatori (l’alinthye dall‘arabo ‘intiha’, termine o compimento, la teléiosis degli astrologi bizantini, la perfectio degli astrologi medievali, la profectio degli astrologi tardo-medievali e rinascimentali). Ad entrambe si riferisce Tolemeo: alla perfectio, quando parla dei luoghi annui e mensili; alla rivoluzione annua quando parla degli “ingressi”.

Profezione o perfezione di un punto della sfera locale è il suo spostamento, nel senso del moto diurno, attraverso i circoli orari delle 12 case, in modo tale che in 1 anno percorra lo spazio di una casa, e dopo 12 anni ritorni al punto iniziale. Il segno nel quale cade la perfezione prende il nome di “segno di perfezione” e, nel caso che il punto “proferito” sia l’oroscopo (l’ascendente), è detto segno dell’anno (spiegazione contenuta nel glossario del sito cieloeterra.it). Per il calcolo si veda l’articolo di Giuseppe Bezza “La profezione. Come si calcola, come si interpreta.”, pubblicato su Linguaggio Astrale 104, settembre 1996. Si intende dire che può proporsi un giudizio compiuto con le tecniche esposte. Altre osservazioni: esame delle principali sorti caldee, della natura delle stelle fisse, dei cronocratori (signori dei confini o divisori), integrano ed arricchiscono le informazioni complessive, che non costituiscono l’oggetto di questo lavoro e consentono di qualificare meglio periodi della vita favorevoli o “critici” e la natura degli eventi.

[34] Quando la perfezione giunge al segno del Cancro o del Leone, si prende come signore dello spazio di perfezione, rispettivamente, il divisore (o confine) della Luna o del Sole di questo periodo. Nel dicembre 1219 la Luna è giunta a 23°00’ Gemelli, nei confini di Marte secondo gli egizi, pertanto, signore della seconda parte della perfezione della Luna è Marte (Cancro).

[35] L’orbita della Luna rispetto all’eclittica è come una sinusoide ed i punti in cui interseca l’eclittica sono i due “nodi”, mentre i punti in cui è alla massima distanza dall’eclittica sono chiamati “ventri”, secondo la vecchia idea del drago che è situato in modo tale da avere la testa dove l’orbita della Luna interseca l’eclittica e sale, e la coda dove interseca l’eclittica e scende.

Il ventre indica la quantità e l’incremento dell’evento significato. Nel corpo fisico indica la quantità delle masse corporee e, più in generale, l’alterazione sia in senso fisico che in senso morale. L’essere nel ventre significa l’alterare velocemente le cose e, per i significatori dell’animo (Mercurio e Luna), un modo variegato degli stati d’animo e delle decisioni.